PALERMO

Processo alla mafia di Brancaccio: 53 imputati e solo un imprenditore parte civile

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Ugo Forello, uno degli avvocati della parte civile

Su ventitré vittime delle estorsioni, solo una si è costituita parte civile nel processo al clan mafioso di  Brancaccio, a Palermo. Oggi è iniziata l'udienza preliminare davanti al gup Guglielmo Nicastro e solo un imprenditore - difeso dagli avvocati Ugo Forello e Valerio D'Antoni - sarà parte lesa nel processo.

"È semplicemente una vergogna per tutta la città di Palermo che dopo tanti anni di lotta e contrasto al racket si sia tornati all'anno zero - dicono gli avvocati - l'azione incessante nell'ultimo decennio della federazione antiracket e del comitato Addiopizzo ha dimostrato che ci si può opporre, schierandosi dalla parte delle regole, della sana cultura d'impresa e della correttezza".

Davanti al gup c'è, tra gli imputati, Giuseppe Lo Porto, fratello di Giovanni, l'operatore umanitario sequestrato da Al Qaeda e ucciso da un drone nel 2015 : è accusato di aver gestito la cassa della cosca.

C'è il presunto capo mandamento Pietro Tagliavia, 40 anni, già condannato per mafia e "figlio d' arte", visto che suo padre è Francesco Tagliavia, all'ergastolo per strage. Accanto a lui, ci sono anche i suoi presunti uomini di fiducia come Claudio D'Amore e Bruno Mazzara, mentre l' incarico di gestire gli affari apparentemente puliti, cioè quelli aziendali, sarebbe stati affidato a Francesco Paolo Clemente, Francesco Paolo Mandalà e Gaetano Lo Coco.

È a loro tre - sempre secondo la ricostruzione degli investigatori - che decine di prestanome, per lo più siciliani, avrebbero fatto riferimento per il business degli imballaggi industriali, con una posizione di monopolio nell' Isola e dominante a livello nazionale.

Tra gli imputati anche i presunti vertici delle famiglie mafiose, storicamente governate dai fratelli stragisti Giuseppe e Filippo Graviano, ovvero Giuseppe Caserta e Cosimo Geloso e, per Roccella, Giuseppe Mangano, Giuseppe Michelangelo Di Fatta ed Antonio Marino.

Il clan avrebbe naturalmente anche fatto investimenti nella droga, imposto il pizzo a tappeto (una decine gli episodi estorsivi ricostruiti durante le indagini), persino in occasione delle feste di quartiere.

Il gup dovrà decidere anche sulle posizioni di Santo Carlo Di Giuseppe, Giuseppe Ficarra, Salvatore Giordano, Giovanni Lucchese, Giovanni Pilo, Giacomo Teresi, Vincenzo Vella, Giovanni Vinci, Giacomo Clemente, Pietro Clemente, Pietro D'Amico, Salvatore Graziano, Marcello La Cara, Roberto Mangano, Elio Petrone, Maurizio Puleo, Filippo Rotolo, Maurizio Stassi, Francesco Tarantino e Stefano Tomaselli.

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