L'INCHIESTA

Esclusiva Gds: così le dimissioni improvvise da presidente del Palermo calcio salvarono Zamparini

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Maurizio Zamparini

Ci sono intercettazioni che - scrive chi indaga - non c’è bisogno di commentare. Ci sono fatti che evidenziano situazioni più che sospette. Anche con riferimento alle esigenze cautelari. La cui chiave di volta sono le dimissioni - improvvise, non preannunciate in alcun modo - presentate da Zamparini il 3 maggio: in quel momento pende su di lui una richiesta di arresti domiciliari, che il 7 maggio il Gip Fabrizio Anfuso respinge, proprio perché non avrebbe senso applicare una misura personale all’ormai ex presidente.

È quanto si legge sul Giornale di Sicilia in edicola che in esclusiva pubblica alcuni estratti delle intercettazioni realizzate dai pm. Come si legge nell’articolo a firma di Riccardo Arena, si dimostrerebbero così circostanze sospette che avrebbe permesso a Zamparini di dimettersi tempestivamente dal cda evitando così la richiesta d’arresto.

Negli atti giudiziari c’è una conversazione tra Zamparini e la sua collaboratrice Daniela De Angeli: «Lavora tranquilla con lui, perché lui ha con me, come io... tutte le settimane tu gli fai la relazione, lui poi me la trasmetterà... poi ti spiegherò... non hanno ancora finito di perseguitarci... io non voglio più niente a che fare con l’amministrazione ufficialmente del Palermo e Giammarva mi deve fare tutto... però ne parliamo a voce io e te, ok?

Ci sono altre intercettazioni: c’è ad esempio Stefano Gropaiz, advisor del presidente meteora Paul Baccaglini, che durante la trattativa per la cessione del club, espone i propri dubbi allo stretto collaboratore di Zamparini, Angelo Baiguera: «Ha preso il marchio, l’ha venduto per una cifra folle, non l’ha mai pagato e adesso si ricompra la società... ha dei consulenti veramente pericolosi... quel pazzo di Morosi (Anastasio, ndr) che lo segue, anzi che gli firma le perizie... ha preso una valanga di soldi da Zamparini, gli dirà di sì su tutto».

Più di una volta lo stesso Zamparini, parlando in libertà al telefono, rende quelle che secondo gli inquirenti sono «dichiarazioni confessorie»: «Il bilancio della Mepal (la società proprietaria del marchio, ndr) sono due righe, la Mepal ha dentro solo il marchio e non fa un caz... non c’ha nessuna attività, è una società morta che io ho creato apposta». E ancora: «Noi abbiamo ottimizzato la vendita della Mepal per sistemare il bilancio con le perdite».

Zamparini al telefono con Baiguera: “Mepal e Alyssa non sono niente altro che operazioni finanziarie permesse dalla legge italiana per ottimizzare il bilancio, stop, chiuso, che caz... te ne frega, non c'entra niente nei bilanci la Mepal no”.

E lo stesso Baccaglini sente puzza: «Abbiamo Mepal che, fondamentalmente, ha un credito cazzata, perché sono quei 40 milioni inventaGiovanni Giammarva è il presidente del Palermo ti...».

Una intercettazione riguarda anche Anastasio Morosi, commercialista di Zamparini: “Se il Palermo acquista Alyssa risulta insostenibile il prezzo di carico di 40 milioni. Potrebbe essere che un soggetto terzo (società X) acquista Alyssa; dopo di che il Palermo acquista la società X dal soggetto terzo e poi procede alla fusione”

 

 

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