IL PROCESSO

Truffa delle poste private, a giudizio i dirigenti, oltre 1500 le persone offese

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PALERMO. Il Gip di Palermo ha rinviato a giudizio Nunzio Giangrande, titolare dell'agenzia Servizi Postali, e Maria Rita Cangemi, titolare di una delle agenzie affiliate alla società. Prosciolto il  funzionario della Bnl Francesco Silliti.

La vicenda è quella della truffa delle poste private. Oltre 1500 le persone offese di quello che si appresta a diventare un vero e proprio maxiprocesso. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono l'appropriazione indebita, l'esercizio abusivo dell'attività di pagamento. Archiviate invece le posizioni di tredici titolari di agenzie. Il processo per Giangrande e Cangemi comincerà il 2 ottobre davanti alla seconda sezione monocratica del tribunale di Palermo.

L'inchiesta nasce dai controlli effettuati su una cinquantina di agenzie di Palermo e provincia, Trapani e Agrigento, affiliate alla Servizi Postali, finite sotto la lente di ingrandimento della Finanza perchè sospettate di esercitare attività di pagamento senza l'autorizzazione della Banca di Italia.

Gli accertamenti si allargano alla gestione delle agenzie e nel fascicolo finiscono le querele di oltre 1500 persone che lamentano di aver versato denaro alle affiliate per il pagamento di bollettini postali e di avere invece ricevuto dai creditori, mai saldati, solleciti. L'ammanco ammonta a circa un milione. Poste Italiane e le persone offese si sono costituite parte civile con l'assistenza degli avvocati Dario Falzone, Ida Giganti e Giuseppe Brancato.

Dalle indagini è emerso che i titolari delle agenzie versavano il denaro alla società madre, di cui Giangrande era titolare, ma che questi non avrebbe mai effettuato i pagamenti. I titolari delle affiliate, scagionati, hanno esibito le ricevute dei versamenti. Solo Cangemi ha ammesso, e perciò è rimasta tra gli indagati, di aver chiesto e ottenuto da Giangrande di trattenere per sè, a titolo di prestito, parte dei soldi ricevuti per i pagamenti.

A Silliti, direttore di una agenzia della Bnl, si contestava di non aver identificato i titolari di conti correnti, aperti presso la sua banca, come, invece, prescrive la legge. Il giudice lo ha prosciolto.

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