Mafia: altri due ergastoli per l'omicidio Cottone - Foto

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PALERMO. Un brandello della guerra di mafia tra Bagheria-Villabate-Ficarazzi, alle porte di Palermo,  è stato risolto nel 2014 dopo 12 anni con l'aiuto delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno svelato chi fece sparire Andrea Cottone, imprenditore, considerato ex boss di Villabate, quando aveva 54 anni nel novembre 2002.

A due anni dagli arresti, sono cinque gli ergastoli inflitti per l’omicidio. La massima pena è stata inflitta – in abbreviato - a Michele Rubino, Onofrio Morreale e Nicola Mandalà a dicembre scorso, mentre oggi la corte d’assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Ignazio Fontana e Giuseppe Comparetto. Assolto Carmelo Bartolone, che era accusato di soppressione di cadavere.

Gli investigatori hanno assemblato il mosaico della lupara bianca grazie alle dichiarazioni dei collaboratori Mario Cusimano, Stefano Lo Verso e Sergio Flamia. La decisione, con l'avallo del boss Bernardo Provenzano, di uccidere Cottone sarebbe stata presa nell'ambito dello scontro interno alle cosche capeggiate all'epoca dalle famiglie Di Peri e Montalto.

I collaboratori hanno ricostruito le ultime ore di vita dell' ex boss raccontando che l'imprenditore venne accompagnato a bordo della propria auto al ristorante-pizzeria minigolf di Ficarazzi, apparentemente per discutere con Onofrio Morreale su alcuni furti ai danni dello stesso Cottone. Da quel giorno si persero le sue tracce. La moglie presentò denuncia di scomparsa. Due settimane dopo l'auto fu trovata a Termini Imerese.

Secondo il racconto dei pentiti ad attendere Cottone al minigolf, c'erano i suoi assassini. Per Cottone non ci fu scampo: secondo i pentiti, venne strangolato con una cintura e il suo corpo fu sciolto nell'acido in un deposito di marmi di Bagheria. Lo stesso pomeriggio nel mare di Aspra vennero buttati in mare anche alcuni oggetti che appartenevano a Cottone. Tranne i soldi, ovviamente.

I pentiti hanno infatti detto che il giorno dell'omicidio addosso a Cottone erano stati trovati quattromila euro in contanti e un assegno da settemila euro. Parte dei soldi vennero usati per acquistare vestiti in una boutique di Palermo.

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