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Fondi in bilico a Roma, cresce l’ansia dei precari del Comune

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Preoccupa l’emendamento della Lega che «cancella» i 28 milioni per mille lavoratori del Comune. L’assessore: «Non è ancora un atto definitivo»

Giancarlo Macaluso

PALERMO. Mobilitazione generale e fiato sospeso per i lavoratori del Comune che vengono pagati in virtù di stanziamenti non strutturali dello Stato. La paura si chiama Parlamento. L'altro ieri la Lega ha chiesto e ottenuto di cancellare dalla legge di Stabilità sotto esame alla commissione Bilancio della Camera, i 100 milioni stanziati per i lavoratori di Palermo e di Napoli. Si tratta degli oltre mille lavoratori edili del Coime che ogni anno costano 37 milioni: 28 arrivano da Roma, 9 li aggiunge l'amministrazione comunale.

La notizia ha allarmato il sindaco, Leoluca Orlando, il quale ha parlato di «un atto di eccezionale gravità». Ricordando che i salari pagati «vengono resi a seguito di prestazioni lavorative»: per ribadire che non si tratta ormai di assegni assistenziali.

Un'ansia che serpeggia anche ai piani alti di Palazzo delle Aquile, che i lavoratori hanno colto. Tanto è vero che le organizzazioni sindacali hanno già organizzato le contromosse. Un sit-in davanti al municipio, in piazza Pretoria, martedì alle 9 di mattina, giorno in cui dovrebbe essere presentato un emendamento che risolve la questione. «Siamo tornati indietro di vent'anni. Il finanziamento è stato rimesso in discussione dopo che da tempo ormai appariva come un atto scontato - dicono Mario Ridulfo, per la Fillea-Cgil, Antonino Cirivello per la Filca-Cisl e Angelo Gallo per la Feneal-Uil -. Questa bocciatura è un fatto che ha destato sconcerto e preoccupazione tra i lavoratori, che tornano in piazza».

L'assessore al Bilancio, Luciano Abbonato, abituato ai marosi, invita tutti a piantare bene in piedi in terra: «Non vorrei che fosse una tempesta in un bicchier d'acqua. Non c'è ancora un atto definitivo. Bisogna stare tranquilli».

La Cgil, comunque, rimane guardinga anche per gli altri profili professionali borderline come i Lavoratori socialmente utili, che in un primo momento sembravano essere la categoria colpita dalla bocciatura. In una nota, infatti, il sindacato parla di «allarme che resta grave perchè a fine anno si attendono i 55 milioni per gli stipendi del 2015 di 2.300 ex Lsu di Palermo». Questi ultimi rappresentano un piccolo esercito di 2.326 persone con diverse qualifiche e orario ridotto: ci sono i bagnini, 449 collaboratori amministrativi, 500 ausiliari e collaboratori dei servizi scolastici, 173 agenti della polizia municipale. Insomma, se il Parlamento dovesse disgraziatamente tagliare questi trasferimenti il Comune praticamente rimarrebbe soffocato, sicuramente perché quelli del Coime (in virtù di un vecchio accordo) passerebbero in carico a Palazzo delle Aquile, che dovrebbe reperire altri 28 milioni. Con dossier aperti come quello della Gesip e le contestuali difficoltà di cassa sarebbe praticamente impossibile. Per non parlare del fatto che la squadra del Coime (gli ex dl 24 in cui negli anni Ottanta confluirono anche i dipendenti della Lesca di Cassina, della Ices di Vaselli e della Icem di Parisi) hanno una specificità assolutamente necessaria per gli interventi di edilizia in una città come Palermo, dove la richiesta di interventi di manutenzione di scuole e uffici è molto pressante. In tutto di tratta di 1.095 i dipendenti così suddivisi: un dirigente, 30 quadri, 190 impiegati e 874 operai. Svolgono anche mansioni di giardinieri, autisti, vigilanza, portieri e impiegati amministrativi.

 

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