Palermo

Domenica 31 Agosto 2025

L’arte regale a Palermo, i messaggi nascosti tra le opere di Palazzo Abatellis

L’Arte Regale Alchemica è spesso raffigurata nelle opere in modo incomprensibile: il Segreto dei Segreti era da proteggere da curiosi, profani e indegni. Ma un gesto, un simbolo, una parola o un numero possono far intuire che l’artista sia stato anche il celebratore dell’Arte Regale. Tali scorci si possono rinvenire anche a Palazzo Abatellis che custodisce opere non solo intrise di grande bellezza ma anche di un eccezionale e inaspettato valore alchemico. Noto anche come Palazzo Patella, è un’antica dimora nobiliare situata in via Alloro ed è sede, dal 1954, della Galleria Regionale della Sicilia. La sua facciata, l’atrio, le sale e persino i capitelli dialogano un linguaggio ermetico. Basta osservare il portone principale per vedere lo stemma nobiliare della famiglia Abatellis raffigurante un grifo nero rampante - animale mitologico, con corpo di leone e testa e ali d'aquila - su campo d'oro, sormontato dalla corona di conte. Lo stemma si trova anche nel capitello delle colonne, in un medaglione ovale con all’interno un sole con fattezze da fanciullo (occhi, naso e bocca) che osserva un drago/grifo alato, simbolo anche dell’unione alchemica. Lo stesso ovale potrebbe anche indicare l’Uovo Filosofico, nome suggestivo di cui Fulcanelli diede magistrale interpretazione. Proprio sotto quel capitello, v’è la disposizione quaternaria dell’atrio, come i 4 elementi. Ma non ci soffermeremo qui sull’ermetismo del palazzo ma su una delle sue meravigliose opere posta al pianterreno, il grande dipinto Cinquecentesco “Adorazione dei Pastori”, anonimo siciliano. Ebbene, il dipinto non è solo ricco di riferimenti ermetici - come molte opere presenti a Palazzo Abatellis di cui tratteremo - ma è un vero e proprio compendio alchemico che dialoga un linguaggio noto agli adepti del tempo e indica la Via per la realizzazione della Pietra Filosofale. Il Quattrocento e il Cinquecento, del resto, rappresentarono un periodo di grande produzione alchemica ispirato all’arte ermetica medioevale e a coloro che, come San Tommaso d’Aquino (1225-1274) l’esercitarono come opera che non profanava l'opera divina ma la esaltava. Questa premessa è indispensabile, in quanto osservando alcune opere religiose, bisogna rammentare quell’originario aspetto di ricerca e miglioramento il cui senso fu poi distorto dall’inquisizione e dalle persecuzioni. Nel caso della magnifica opera Adorazione dei Pastori, realizzata in Sicilia da un anonimo, il messaggio alchemico è intuibile da molti dettagli appositamente celati dai Maestri per non finire sui roghi. Oltre le figure dei Santi e della Sacra Famiglia, occorre osservare la numerologia in quanto gli elementi sono spesso raffigurati a tre a tre. In fondo, è facile scorgere torri e fortezze dalla forma strana. Ma c’è un elemento che ritengo denoti la maestria alchemica del Maestro che lo realizzò e confesso che io stessa quando lo scorsi, mi stupii di tale linguaggio esplicito seppur nascosto che si svelò solo ingrandendo la foto che scattai e che ora vi mostriamo. La scena si divide (non a caso) in quattro parti. Nella parte sinistra del dipinto, in alto, è raffigurato un castello dove i viandanti – che in realtà alludono ai cercatori - entrano e uno strana torretta dalla forma di alambicco. Ebbene proprio dalla cima di quell’alambicco si trova inaspettatamente una scena che allude alla lavorazione alchemica, in una posizione che sfugge e sarà visibile osservando i dettagli. Dalla parte superiore dell’alambicco, infatti, è chiaramente distinguibile un cavaliere che si lancia ma non per gettarsi nel vuoto, ma per entrare dalla finestrella posta sotto. Si trova dietro la testa del Santo, in una posizione che quasi sfugge dove è raffigurata una Torre simile a una Fortezza Alchemica ma anche a un alambicco, appunto quasi fosse un calice da cui si lancia un uomo. Ma a ben vedere, la posizione del lanciatore è arcuata e si lancia solo per rientrarvi dalla fessura che sfiora. La Torre è riferimento all’Athanor ossia al forno alchemico, ma anche all’ascesa e alla discesa. L’uomo esce da una parte, si rinnova per poi rientrarvi in un perenne circolo e lavoro. Non a caso è raffigurata la torre con le sue strane insenature, perché, come scrisse Fulcanelli, spesso l’Athanor assume la forma di una torricella, innalzata su volte, mutato per mantenere il segreto. «Ci si limitò, perciò a dagli una forma architettonica, senza però abolire tutte le caratteristiche, quella cioè capaci di svelare alla sua vera destinazione. Si riconoscono le parti costituenti il forno alchemico: ceneriera, torre e calotta». L’opera è alchemicamente complessa nei dettagli: la forma delle nuvole, i colori, la gestualità, il tipo di vegetazione, la postura, i gesti, le vesti. Vi invito ad osservare un altro particolare, ossia il musico a destra, probabilmente lo stesso autore, che fissa lo spettatore ma che in realtà allude al soffiatore alchemico che soffia nelle tre bocche (come le tre fasi della lavorazione) della cornamusa come l’alchimista/soffiatore che soffia per lavorare l’opera. Dietro lui, una preziosa Fontana Ermetica con draghi e mascheroni, simile a quella presente ne “Il trionfo della Morte” di cui si tratterà più avanti. Se volessi sintetizzare l’opera potrei dire che la parte superiore è destinata alla divinità che benedice il lavoro alchemico che si svolge nel piano inferiore e che culmina nella realizzazione di quello che, per gli alchimisti medievali era il vero Lapis: la nascita di Cristo.

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