«Per guarir da tal pazzia/ché è pazzia l’amor costante, dêi seguir l’usanza mia, ogni dì cambiar d’amante./ Come chiodo scaccia chiodo,/così amor discaccia amor». Tutto si può dire, ma non che Adina si lascia mettere in un angolo, anzi è lei a decidere del suo amore, del suo futuro. Ma L’Elisir d’amore è dunque un’opera moderna? «È un’opera musicalmente moderna e anticipa in larga parte certe partiture del ’900, ma la forza vera dell’Elisir sta nella sua drammaturgia – spiega Ruggero Cappuccio che firma la regia dell’Elisir d’amore che debutta venerdì 11 aprile al Teatro Massimo -: i terzetti soprattutto in letteratura sono sempre gli stessi, c’è sempre una coppia di proletari che cerca di amare e un’autorità, padre, o signore, che cerca di impedirlo. Ecco, nell’Elisir d’amore tutto questo non accade». Il tenore ama il soprano e il baritono non vuole. Caro buon vecchio George Bernard Show. Adina è figlia della Locandiera, mancano Venezia e un sano perbenismo. «Esatto, Adina inventa l’ostacolo, perché l’amore è tensione, è in ciò che manca, non in ciò che è. Adina è la regista del movimento sentimentale, ed è questa l’innovazione. Tosca era vittima del potere, Traviata del padre, in Rigoletto abbiamo un’abbondanza di potenti, il Duca di Mantova sta nello stesso albero genealogico di Don Rodrigo: invece Adina è nuova, fresca, leggera, e per nulla moralistica. Se dovessi paragonare L’Elisir d’amore a un brano letterario, chiamerei in campo Italo Calvino per la trasparenza, il senso cristallino delle cose, questa è una lettura in profondità che mira all’essenza: anche Una furtiva lagrima è un’aria calviniana, fatta con nulla, ma ti spezza il cuore. Ecco, pensando tutto questo, per l’opera di Donizetti ho creato uno spazio vuoto, bianco, impalpabile che si riempirà di elementi a seconda dei momenti drammaturgici che si sovrappongono. Leggerezza, luci, mai violenza». L'intervista completa sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.