Palermo, la Madonna Odigitria restituita ai cocchieri: dopo il restauro ritorna nella chiesa della confraternita
La Madonna Odigitria è tornata a casa. Dopo un intervento di restauro durato un paio d’anni, la pala d’altare è stata riconsegnata ieri alla confraternita dei Cocchieri alla chiesa dell’Itria in via Alloro, di fronte al Giardino dei Giusti, in pieno centro storico. Presenti, oltre a numerosi rappresentanti della confraternita fondata nel 1596, anche l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, e Alessandra De Caro, direttore del Centro per il restauro. L’operazione è stata complessa dal punto di vista tecnico e ha coinvolto diverse figure del laboratorio di diagnostica e restauro del centro della Regione, in collaborazione con l’Archivio di Stato. «Il dipinto, al di là del suo attestato valore storico-artistico, rappresenta un simbolo identitario di appartenenza alla Confraternita - dice l’assessore -. Finalmente, dopo averlo restaurato e preservato dall’incuria del tempo, possiamo restituirlo alla comunità. Ringrazio tutto il personale che ha lavorato a quest’opera, restituita alla città». La Madonna Odigitria, ossia colei che guida nel cammino, è un dipinto a olio su tela della Confraternita dei Cocchieri, di grandi dimensioni (alto 290 centimetri × 190 centimetri di larghezza) risalente alla fine del XVII secolo, di autore sconosciuto. L’opera rappresenta Dio Padre che incorona la Madonna, che a sua volta porta in braccio Gesù Bambino. I monaci basiliani o calogeri delle tradizioni sacre siciliane trasportano una cassa con dentro il simulacro della Madonna dell’Itria. In alto i cherubini e la colomba dello Spirito Santo che irraggia l’incoronazione; per terra, a sinistra, è inginocchiato San Riccardo, protettore della Confraternita dei Cocchieri. «Abbiamo trovato un’opera in condizioni difficili - racconta De Caro - ed è stata una sfida sotto tutti i punti di vista. Abbiamo avuto anche una sorpresa: durante l’esame dettagliato del dipinto in luce visibile è stato possibile osservare la presenza di una scritta che si è svelata con la rimozione del telaio, divenendo leggibile dopo le operazioni di pulitura. Questa ha permesso di identificare la figura sovrastante in San Riccardo»