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Bidoni straripanti e turisti che cucinano in corso Vittorio Emanuele: al Cassaro regna l’incuria

Il presidente della Rap, Giuseppe Todaro, difende l’impegno degli operatori che svuotano i cestini fino a quattro volte al giorno ma denuncia che i tredicimila passeggeri delle navi da crociera lasciano rifiuti ovunque

Bicchieri di plastica schiacciati, lattine di bibite accatastate alla meglio e sacchetti penzolanti: venerdì sera in corso Vittorio Emanuele i contenitori dei rifiuti erano colmi fino all’orlo e incapaci di raccogliere altro. Il risultato, davanti agli occhi di tutti, è dell’immondizia che trabocca e finisce sull’asfalto, a pochi passi dai luoghi simbolo della città. La strada che, dalla Cattedrale porta ai Quattro Canti, dovrebbe regalare la bellezza della passeggiata più suggestiva del centro storico, tra chiese, palazzi antichi e scorci del percorso Unesco. Invece, chi la attraversa si trova accanto a bidoni straripanti e bottigliette che rotolano sotto i piedi. Famiglie con bambini, turisti e residenti camminano tra monumenti e sporcizia, in un contrasto triste e maleodorante che rovina l’atmosfera del Cassaro.

La stessa scena si presenta in più punti. Davanti alla facciata arabo-normanna della Cattedrale, vicino al liceo Vittorio Emanuele, e via via fino a Palazzo delle Aquile: ogni contenitore è una piccola discarica a cielo aperto, con cartacce, involucri di plastica e avanzi che finiscono inevitabilmente a terra. Non è un problema nuovo. Già a luglio era stata denunciata la stessa situazione con i sacchi di spazzatura ammassati alla rinfusa e i rifiuti sparsi fino ai Quattro Canti: denunce rimaste inascoltate, perché, a distanza di settimane, lo spettacolo si ripete.

Il presidente della Rap, Giuseppe Todaro, alla guida della partecipata del Comune che si occupa della pulizia della città, rivendica l’impegno dell’azienda nel centro storico. «In corso Vittorio Emanuele passiamo tre volte al giorno a svuotare i cestini - spiega - ma è chiaro che quando arrivano le navi da crociera i numeri diventano ingestibili. Venerdì, ad esempio, sono sbarcate tredicimila persone e i contenitori si sono riempiti subito». Gli operatori intervengono ormai con una frequenza superiore alla media anche se «contrattualmente - sottolinea Todaro - sarebbe previsto un solo passaggio al giorno. Ma qui arriviamo anche a tre o quattro nell’arco di 24 ore. Avremmo voluto installare i compattatori, che valgono quanto dieci cestini normali e che inviano un segnale quando sono pieni al novanta per cento, ma la Soprintendenza non ce lo ha permesso. Dove li abbiamo collocati, come al porto, non si vede più un pezzo di carta in giro».

Il presidente mette l’accento sui comportamenti, «spesso legati a un turismo mordi e fuggi poco attento alla cura dei luoghi. Una parte dei cittadini e molti visitatori usano i cestini come se fossero cassonetti, riempiendoli di sacchi e rifiuti nonostante l’app Junker, disponibile in quattordici lingue, indichi come sia possibile fare la raccolta differenziata in modo corretto». E conclude: «I report delle crociere parlano chiaro - sostiene Todaro -. Fino a poco tempo fa i passeggeri lamentavano la scarsa pulizia, oggi molto meno. Sono proprio i crocieristi che spesso sporcano troppo».

Una simile chiave di lettura è offerta da Giovanna Analdi, presidente dell’associazione Cassaro Alto, che raccoglie da tempo le proteste e le immagini inviate dai residenti. «Davanti al mio bar ho visto una cosa assurda - racconta -. Due turisti, seduti su una panchina, hanno tirato fuori un fornellino e cucinato la pasta per loro e il bambino. Come si fa a venire in una città d’arte e non avere cura di dove ti trovi? Nessuno chiede mai di un museo o di una chiesa da visitare. Qui è solo street food: ma per chi ci hanno preso?».

Da qui la difesa dei palermitani, che, per Analdi, non possono essere considerati i soli responsabili dell’incuria: «Non dobbiamo darci tutte le colpe. Nelle altre città certe cose non le permettono, qui invece mi sento dire: “Siamo a Palermo”. E i turisti fanno ciò che vogliono. È la frase che mi ferisce di più. Purtroppo è un turismo di bassa qualità che finisce per peggiorare la situazione. Mi dispiace dirlo, ma è così».

Ma non c’è solo la sporcizia. Due giorni fa, ai Quattro Canti, sono comparsi puntualmente i venditori ambulanti che offrivano bevande di ogni tipo, anche alcoliche, proprio accanto a una pattuglia della polizia municipale che non è intervenuta. Un copione che si era ripetuto l’11 agosto quando sei carretti erano intenti a vendere spremute e bibite senza che nessuno dicesse nulla. In un’altra occasione la segnalazione aveva riguardato turisti - italiani e stranieri - seduti sopra le fontane di piazza Villena. Erano stati richiamati non dagli agenti, presenti con due auto poco distanti, ma da un cittadino che ha rischiato di essere aggredito per il suo intervento. «Povera Palermo abbandonata», il commento amaro di chi aveva assistito allo spettacolo.

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