Davanti al Teatro Massimo, in piazza Verdi, salta fuori l’altro volto di quello che un tempo era considerato il prolungamento del salotto buono della città, tradizionalmente collocato in via Ruggero Settimo. Sul marciapiede di via Maqueda, a pochi passi dall’ingresso di uno dei suoi monumenti più conosciuti, stazionano clochard distesi su cartoni e coperte con accanto i loro cani accucciati sull’asfalto. Il primo è seduto in mezzo all’area pedonale mentre un altro, poco più in là, dorme sotto la pensilina della fermata - ormai dismessa da anni e anni - dell’autobus. E poi ciotole, sacchetti e carrellini pieni di vestiti e altri oggetti di fortuna sparsi ovunque. Sullo sfondo, turisti e famiglie passeggiano, costretti a farsi largo tra i bivacchi. Il contrasto è netto: da un lato le luci del Massimo e la folla di visitatori, dall’altro angoli trasformati in rifugi e la presenza costante di senzatetto che hanno fatto di piazza Verdi la loro dimora. Anche quando vengono sgomberati, la sera tornano puntualmente nello stesso punto, come del resto è accaduto anche questa volta. «Da una finestra del mio albergo, proprio di fronte al Massimo, terzo tempio della lirica in Europa e simbolo della nostra città, un turista ha immortalato un’immagine che racconta Palermo meglio di qualsiasi parola: la magnificenza delle colonne del Teatro e, nello stesso scatto, un uomo riverso sull’asfalto, circondato solo dai suoi cani e da pochi oggetti», osserva Rosa Di Stefano, presidente di Federalberghi e proprietaria del Massimo Plaza Hotel. «Due realtà che si sfiorano senza incontrarsi - aggiunge -. Da un lato l’arte e la cultura universale, dall’altro la povertà e il disagio sociale nel cuore della città. Come Federalberghi, e come imprenditrice che ogni giorno accoglie ospiti provenienti da tutto il mondo, non posso non lanciare un grido di allarme. Non basta vantare i nostri monumenti se attorno lasciamo prevalere abbandono e indifferenza». Una denuncia che si intreccia con quella che arriva dagli esercenti.
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