La politica ha reso omaggio a Libero Grassi, l'imprenditore palermitano che pagò con la vita per essersi ribellato al racket. «Sono trascorsi 34 anni da quando l’imprenditore Libero Grassi venne ucciso a Palermo per aver detto no al pizzo e alla mafia, pagando con la vita la sua integrità. La sua testimonianza è tuttora un esempio di dignità e responsabilità che la Nazione ha il dovere di custodire e trasmettere alle future generazioni», ricorda il presidente del Senato Ignazio La Russa su facebook. «Libero Grassi fu ucciso dalla mafia 34 anni fa per aver detto con coraggio no al pizzo e alla criminalità organizzata - gli fa eco il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana -. La sua integrità e il suo esempio restano un faro per chi combatte con costante impegno l’illegalità e difende la libertà e la sicurezza». Anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla l'ha ricordato: «Nel 34° anniversario dell’omicidio di Libero Grassi, Palermo si ferma per ricordare un uomo coraggioso, un imprenditore onesto che ha avuto la forza di dire no al pizzo, sfidando apertamente la mafia in anni in cui farlo significava firmare una condanna a morte. La sua testimonianza è un monito ancora attuale e necessario. Oggi, accanto alla memoria, siamo chiamati alla responsabilità». «L’esortazione dei familiari di Libero Grassi - agiunge - ci invita a guardare con onestà alla realtà: non bastano le celebrazioni, serve un impegno concreto per sottrarre spazio e consenso alla criminalità, soprattutto nei quartieri più fragili della nostra città. Dobbiamo offrire alternative vere: scuole, servizi, lavoro, cultura. È lì che si gioca la battaglia più profonda contro la mafia. A nome della città, rinnovo l’impegno dell’Amministrazione comunale nel contrasto alla cultura mafiosa, non solo con la repressione e la denuncia, ma anche e soprattutto con la costruzione di opportunità. Onorare Libero Grassi significa agire ogni giorno affinché nessuno sia più costretto a scegliere tra il silenzio e la morte». «Libero Grassi era un punto di riferimento culturale, una persona dalla forte etica. Un uomo scomodo perché il mondo degli industriali era legato a doppio filo alla mafia». Così l’europarlamentare di Avs Leoluca Orlando. «Libero Grassi - ha aggiunto Orlando - a distanza di 34 anni dal suo omicidio continua ad essere punto di riferimento ed esempio di una nuova coscienza civile per gli imprenditori. Il sacrificio di Grassi non è stato vano ma purtroppo molte attività commerciali, come evidenziano recenti inchieste, continuano ad essere vessate dalla mafia con richieste di pizzo. Cosa nostra continua ad infiltrarsi nell’economia e a prosperare nelle aree di fragilità sociale». Orlando ha ricordato, inoltre, la moglie di Grassi, Pina Maisano «che per anni continuò con grande impegno civile la battaglia di Libero Grassi dentro e fuori le istituzioni». L’assessore regionale ai Beni culturali e all'identità siciliana, Francesco Scarpinato, presente questa mattina a Palermo, su delega del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, alla cerimonia di commemorazione ha detto: «Libero Grassi ha avuto il coraggio di opporsi alla mafia per difendere la sua libertà di cittadino e di imprenditore. Ha lanciato un messaggio potente di legalità che ha attraversato le generazioni e che ha contribuito a cambiare la Sicilia, muovendo le coscienze dei suoi cittadini. Nel suo nome e sul suo esempio si è sviluppata una forte azione di contrasto dell'oppressione mafiosa attraverso l’arma delle estorsioni, una mobilitazione che, partita dal basso, è diventata un fenomeno culturale e civico sempre più condiviso. Le istituzioni sono chiamate a onorare la sua memoria e a vivificare il suo esempio perché richiama tutti noi, ognuno nel proprio ambito, al nostro dovere quotidiano di lotta contro ogni forma di mafia». «L’esempio straordinario di Libero Grassi ha aperto una breccia che ha squarciato un muro di paure ed ha fatto luce sull’oppressione del racket delle estorsioni mafiose. Una voce inedita in tempi difficilissimi che si è lentamente, ma coraggiosamente trasformata in un coro che ha, di fatto, cambiato una cultura di sottomissione. Ricordarlo e ringraziarlo è fondamentale anche per contribuire a imitarne le azioni e abbattere le ultime barriere di reticenza ancora presenti nella nostra società», afferma il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. «Grassi, da imprenditore e cittadino - ha aggiunto -, ha dimostrato che la mafia si può e si deve combattere quotidianamente attraverso gesti ‘normalì come un diniego ai soprusi. Per questo il suo ’nò è il manifesto più genuino di una Sicilia normale». «La mafia uccise Libero Grassi, ma non riuscì mai a farlo tacere. La sua era la voce di un imprenditore che rifiutava il pizzo, che disse a chiare lettere di non essere disposto a pagare, a piegarsi, a restare in silenzio», dice il deputato Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva. «Non fu solo un delitto di mafia: fu la condanna di un uomo lasciato troppo solo, isolato da chi avrebbe dovuto sostenerlo. Eppure oggi il suo gesto è diventato eredità: la sua solitudine si è trasformata in un patrimonio collettivo, in coraggio diffuso, in ribellione civile», spiega Faraone che aggiunge: “Ricordarlo significa ricordarci che la libertà non si compra e non si paga: si difende. Anche oggi. Sempre».