Sono oggi una brutta copia del già discutibile originale e restano ancora, dopo nove anni, stampati tra gli immobili a disposizione dell’amministrazione: i capannoni nel cuore della Guadagna, a Palermo, regno di mafia e di isolamento sociale, sono passati da tempo dalle mani della criminalità a quelle del Comune, che però dal 2016, dopo averlo formalmente richiesto all’Agenzia nazionale, ha abbandonato la struttura confiscata al boss Francesco Fascella ad altro tipo di illegalità: dentro c’è una discarica di ingombranti, rifiuti di vario tipo, topi che scorrazzano felici nell’isola di nessuno e droga che tra quei pilastri di cemento viene consumata ( e venduta?) giorno e notte. A due passi c’è la chiesa Madonna Assunta, faro per un quartiere che di luce ne vede poca. E l’ecomostro di via Emanuele Paternò non fa certo da esempio, nella lotta per il riscatto della periferia. Ben due bandi per assegnare la struttura sono andati a vuoto e questo non sorprende, viste le condizioni di estremo degrado del bene. Un servizio completo sull'edizione di Palermo del Giornale di Sicilia in edicola oggi