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Carceri, il garante dei detenuti a Palermo: «Troppi suicidi, i dati sono allarmanti»

Apprendi : «52 suicidi fra i detenuti quest’anno, quasi il doppio dello scorso anno»

«Un decreto bluff. A fronte dell’esplosiva situazione delle carceri italiane, dove ormai i suicidi, i tentativi di suicidio e gli atti di autolesionismo sono all’ordine del giorno e dove tutta la pesantezza della situazione carceraria si scarica in uno scontro fra il detenuto e l’agente di polizia penitenziaria, il governo ancora una volta fa grandi annunci che non avranno nessun effetto migliorativo né per i detenuti né per la polizia penitenziaria». A dirlo è Pino Apprendi, garante dei detenuti a Palermo.

«Brindano alle 1000 assunzioni di poliziotti, 500 nel 2025 e 500 nel 2026, che non riusciranno nemmeno a coprire le unità che andranno in pensione. Una risposta decente si poteva quantificare in un aumento dell’organico in 2 anni di 5000 unità. Sulla formazione, la risposta è il manganello e la difesa personale e la costituzione di un nucleo anti-rivolta -. Ma il problema polizia penitenziaria è solo uno dei problemi - sottolinea Apprendi -. Nessun investimento è previsto sulle figure professionali dei psicologi, degli assistenti sociali, degli educatori, dei mediatori culturali. Sulla sanità silenzio, sulle strutture alternative al carcere silenzio, sulla formazione silenzio, sul lavoro silenzio. Basta! Un sindacato della polizia ha detto che c’è atmosfera di carcere sudamericano, se lo avessimo detto noi saremmo stati additati come degli incendiari. Bisogna dare ascolto a chi nel carcere ci vive e ascolta anche nell’intimità. Non possiamo far finta di nulla».

I dati per Apprendi sono allarmanti: «52 suicidi fra i detenuti quest’anno nelle carceri italiane, quasi il doppio dello stesso periodo dello scorso anno, e 5 suicidi fra gli agenti della polizia penitenziaria - conclude -. Andiamo incontro all’estate e il caldo in carcere è insopportabile quanto il freddo. Non staremo a guardare. Proponiamo un sit-in con una maratona oratoria davanti al tribunale di Palermo».

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