stampa
Dimensione testo

Cronaca

Home Cronaca Palermo, beni confiscati: l'ex amministratore giudiziario Lo Mauro torna agli arresti domiciliari
DECISIONE DEL GIP

Palermo, beni confiscati: l'ex amministratore giudiziario Lo Mauro torna agli arresti domiciliari

di
Si era dimesso dall'incarico e il giudice lo aveva rimesso in libertà. Ma il commercialista aveva continuato a seguire la vita di cinque società, andando nei locali aziendali e incrociando anche la sua accusatrice
Palermo, Cronaca
Il commercialista Antonio Lo Mauro

Subito dopo il suo arresto di settembre si era dimesso da amministratore giudiziario delle cave Buttitta a Bagheria e anche per questo il gip Cristina Lo Bue aveva deciso di rimetterlo in libertà. Ma da allora il commercialista palermitano Antonio Lo Mauro, 55 anni, accusato di aver estorto 5 mila euro ad una consulente coinvolta nella gestione di beni confiscati (soldi dovuti come prestazione professionale, secondo la difesa, ma non fatturati), aveva continuato a seguire la vita delle cinque società che gravitano sull’attività delle cave Buttitta, ricoprendo ancora altre cariche sociali come consigliere d’amministrazione o presidente. Fino a rimanere in contatto pure con l’Agenzia nazionale dei beni confiscati.

Sulla scorta di un’informativa del nucleo di polizia economico-finanziaria, inoltrata al procuratore aggiunto Sergio Demontis ed al sostituto procuratore Claudia Ferrari, il gip ha nuovamente deciso di disporre gli arresti domiciliari per il professionista. Secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle quello di Lo Mauro sarebbe stato un escamotage per mantenere le redini delle società in cui, come da prassi in questi casi, si era auto-nominato diversi anni fa (l’incarico di amministratore giudiziario è datato settembre 2015) assumendo diverse cariche sociali. Ruoli che gli avrebbero permesso di continuare a seguire l’attività delle cave e gli avrebbero dato diritto agli emolumenti previsti, alla gestione dei bilanci e alle deleghe sui conti correnti. Lo Mauro sarebbe stato pure fisicamente in azienda entrando in contatto anche con chi l’aveva denunciato. Un quadro che avrebbe convinto il gip a ripristinare la misura cautelare per evitare il rischio di inquinamento delle prove.

Di tutt’altro avviso la difesa di Lo Mauro, rappresentata dall’avvocato Massimo Motisi, per la quale si tratterebbe di «un gigantesco equivoco». L’indagato avrebbe curato, in buonafede, solo l’ordinaria amministrazione delle società per le quali la confisca è ormai definitiva e alle quali quindi non è stato assegnato nessun nuovo amministratore giudiziario. Resta la figura di coadiutore, in questo caso l’ingegnere Virgilio Bellomo. Era stato lui a informare l’autorità inquirente della confidenza che le aveva fatto la consulente. Lo scorso aprile aveva inviato una lettera riservata al giudice della sezione Misure di prevenzione del Tribunale facendo sapere di aver ricevuto pochi giorni prima dalla propria consulente contabile e fiscale la confessione che «Lo Mauro mi ha costretto a versare dei soldi. Non ho potuto dire no, rischiavo di perdere l’incarico. Ed ero in stato di bisogno, essendo l’unica a casa che percepisce un reddito».

E da lì erano partite le indagini sfociate nell’arresto di Lo Mauro. Che, poi, aveva ribadito al giudice la sua estraneità ai fatti, giustificando quella dazione di denaro come dovuta a compensi per l’attività svolta. E così era stata classificata anche un’altra partita da 6.240 euro con un altro professionista. Il 10 settembre, con la revoca dei domiciliari, per Lo Mauro era stata disposta la misura interdittiva della sospensione del pubblico ufficio di amministratore giudiziario (anche in veste di coaudiutore) per un periodo di nove mesi. Da allora, per ammissione dello stesso Lo Mauro, solo per l’ordinaria amministrazione come consigliere, era tornato in rapporti con il coaudiutore Bellomo, incrociato pure la sua accusatrice e, fra l’altro, preso contatti con l’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Fra due settimane, il 20 dicembre, era stata fissata un’assemblea con all’ordine del giorno le sue dimissioni da una carica sociale e, ricorda la difesa avvalorando la tesi per la quale Lo Mauro fosse convinto di operare alla luce del sole, «non aveva mosso obiezione».

 

 

© Riproduzione riservata

Scopri di più nell’edizione digitale

Dal Giornale di Sicilia in edicola. Per leggere tutto acquista il quotidiano o scarica la versione digitale

LEGGI L’EDIZIONE DIGITALE
* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X