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GLI ARRESTI DI CARINI

"Colpito con un'ascia e poi strozzato", il pentito racconta il suo primo omicidio - Foto

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PALERMO. In due o in tre li tenevano e un altro colpiva fino a spaccargli il cranio, poi i cadaveri scomparivano. Bruciati dentro una macchina o coperti di terra nelle campagne del Palermitano. Sono i delitti di mafia a cui hanno partecipato, tra il 1999 e il 2000, due uomini di mafia, o meglio due ragazzi (a quel tempo): Gaspare Pulizzi e Antonino Pipitone.

Gli omicidi di Francesco Giambanco, Antonino Failla e Giuseppe Mazzamuto  sono stati raccontati nei minimi dettagli dai due pentiti.

Decisivo il contributo di Pipitone che ha dato i necessari riscontri  a quanto raccontato da Pulizzi nei processi e ha permesso agli inquirenti di fermare questa mattina Giovan Battista Pipitone, Salvatore Cataldo e Antonino Di Maggio. Ancora ricercato Ferdinando Gallina.

Lupara bianca a Carini tra il '99 e il 2000, nomi e foto degli arrestati

Giambanco fu ucciso il 16 dicembre del 2000.  L’ordine veniva dagli zii di Pipitone, Giovan Battista e Vincenzo, e comunque anche i Lo Piccolo erano d’accordo.

“I miei zii mi dissero che avremmo dovuto fissargli un appuntamento per attirarlo in una trappola – mette a verbale Pipitone il 4 ottobre scorso –. L’appuntamento era al suo deposito che si trova dietro il cimitero di Carini. Io, Gaspare Pulizzi e Freddy Gallina uscimmo allo scoperto e prendemmo la vittima per le mani e per i piedi: lo portammo nel deposito di Cataldo dove quest’ultimo lo colpì con un attrezzo di lavoro (Pulizzi aveva parlato di un bastone, ndr) fino a fargli perdere conoscenza. Quando Giambanco cadde a terra, gli scivolò dai pantaloni una pistola: ricordo che era una 357 magnum cromata. Se la prese Gallina per ricordo”. Il cadavere di Giambanco fu trovato in un’auto carbonizzata qualche giorno dopo.

Ancora nessun ritrovamento, invece, dei cadaveri di Failla e Mazzamuto, uccisi il 26 aprile del 1999. I loro corpi sarebbero stati messi dentro il bagagliaio di un’auto e interrati. Anche in questo caso i due vennero attirati in una trappola, a casa di Totò Cataldo  a Villagrazia.

“Failla fu colpito per primo con un’ascia – ha spiegato Pipitone – per poi essere strozzato con una corda. Di Maggio, che era armato, prese Mazzamuto che provò inizialmente a opporre resistenza, ma successivamente fu colpito con un colpo proveniente dalla pistola di Di Maggio. Io ho assistito a tutta la scena, è stato il primo omicidio a cui ho assistito. Fui coinvolto nell’occultamento  dei cadaveri che furono messi – da me e da tutti i presenti – in alcuni sacchi e lasciati nella macchina di Mazzamuto, che quello stesso giorno fu schiacciata con mezzi meccanici e occultata in un terreno che però non so indicare”.

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