LA DENUNCIA

Palermo, nuova aggressione ad agente di polizia penitenziaria del carcere Pagliarelli

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Nuova aggressione ai danni di un agente di polizia penitenziaria in servizio nel carcere Pagliarelli di Palermo. A renderlo noto e a denunciare la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari sono il sindacati  Fp Cgil, Osapp, Uilpa, Uspp, Cnpp.

"Anche questa volta - sottolineano i rappresentati sindacali- l'autore è un detenuto, con problemi psichiatri, che non ha esitato a colpire con un secchio un addetto alla vigilanza di una sezione detentiva protetta. E ciò è naturale che avvenga  in quanto il carcere non rappresenta il contesto adeguato in cui un soggetto, con patologie psichiatriche, possa essere curato, seguito e reinserito nella società nel migliore dei modi. La grave situazione è confermata anche dall'aggressione ad un componente di una scorta del nucleo cittadino di Palermo, impiegato in traduzione verso Catania, vigliaccamente aggredito dal detenuto che stava scortando. La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari è avvenuta senza che si siano create strutture adeguate e sufficienti per gestire soggetti problematici psichiatrici".

L'ultima aggressione risale alla scorso 29 settembre quando un agente di polizia penitenziaria era stato aggredito da un detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo. Il detenuto avevacolpito violentemente l'agente alla testa con secchio: pare si tratti di un uomo che è assegnato al reparto minorati psichiatrici di Barcellona ma non ancora trasferito. A dare la notizia era stato Lillo Navarra, segretario nazionale per la Sicilia del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe.

"La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari è avvenuta senza che si siano create strutture adeguate e sufficienti per gestire soggetti problematici psichiatrici. L’inadeguatezza delle Rems in Sicilia, appena due, con poche decine di posti, e l'inerzia della Regione Sicilia nel prevedere e realizzare altre sedi per la cura di tali soggetti, e la scarsa incidenza, in termini numerici, delle articolazioni, all’interno di istituti penitenziari, destinate a garantire continuità delle cure psichiatriche, non fanno ben sperare per il future" si legge nella nota dei sindacati Fp Cgil, Osapp, Uilpa, Uspp, Cnpp".

"È inaccettabile - continuano - sia per la particolare tipologia di soggetti ristretti, che per l’insufficienza di risorse materiali e strutturali destinate alle sedi penitenziarie per fronteggiare la difficile gestione degli stessi e la loro cura, che gli uffici provveditoriali e dipartimentali affrontino la delicata situazione con approccio burocratico e formalistico, incuranti delle difficoltà delle sedi periferiche. L’amministrazione non può e non deve limitarsi a registrare il numero di eventi critici negli istituti conseguenti alla difficile situazione che quotidianamente gli operatori penitenziari devono affrontare: deve invece dare concreto sostegno ed apporto di risorse alle strutture in sofferenza, e insistere, presso gli Enti competenti dello Stato e della Regione, affinché l’accoglienza e la gestione di questi soggetti all’esterno delle strutture penitenziarie sia assicurata, come peraltro prevede la normativa generale, e siano implementate le risorse che le varie aziende sanitarie destinano negli Istituti di pena: i penitenziari hanno bisogno di più infermieri, di medici, di operatori assistenziali, di apporto specialistico fondamentale per affrontare le sfide future".

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