L'INCHIESTA

Palermo, arti rotti per avere l'assicurazione: le indagini e gli 11 fermi dopo la morte di un tunisino

Dopo la morte per le gravi ferite di un tunisino utilizzato per le loro truffe, avevano proposto alla compagna dell'uomo di dividere la metà del bottino ricavato dal risarcimento assicurativo. E' quanto emerso dalle indagini della polizia, che a Palermo ha sgominato due organizzazioni che provocavano ferite e simulavano incidenti per truffare le assicurazioni. E proprio la donna, con la sua testimonianza resa agli investigatori, avrebbe contribuito ad incastrare alcuni dei componenti delle organizzazioni.

Sono 60, tra cui 11 fermati e un ricercato, le persone indagate nell'inchiesta. Undici le donne indagate tra cui un'infermiera del Civico di Palermo che procurava anestetici e medicine alle due bande.

Il caso del tunisino ha dato una svolta alle indagini come si evince dalle intercettazioni. "Hanno le prove ma... mi hanno fatto vedere la fotografia hanno le prove ma...". Terrorizzato avendo capito di essere stato scoperto, Francesco Faija uno dei fermati, non sapendo di essere intercettato, con la madre. E' coinvolto in uno dei sinistri creati ad arte: vittima e complice il tunisino Yacoub Hadri, a cui furono spezzati gli arti per dare credito alla messinscena. Ma la cosa finì male e l'immigrato morì.

Che qualcosa non andasse nell'incidente, del gennaio 2017, gli inquirenti lo capirono subito. Tanto da assegnare a un consulente la ricostruzione dell'incidente poi risultata incompatibile con le fratture della vittima. "Che prove hanno che tu hai ammazzato a quello? Francesco com'è che sei... è svolta questa cosa ..boh!...", gli chiedeva la madre mentre erano in auto.

Per la polizia è la conferma del ruolo dell'uomo, accusato oltre che di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, di omicidio preterintenzionale insieme a Francesco La Monica e Umberto Impiombato. Impiombato era alla guida dell'auto che nella messinscena avrebbe dovuto travolgere Yacoub Hadri che viaggiava a bordo di uno scooter. In realtà Fajia e La Monica gli avevano fratturato tibia e perone: le lesioni portarono all'infarto della vittima. I due contattarono poi la compagna del tunisino, Francesca Cionti, chiedendole, in cambio dell'interessamento nel curare le pratiche di risarcimento, di dar loro il 50% dell'eventuale somma incassata. La donna, però, sentita dalla polizia ha raccontato tutto.

Il cadavere del tunisino era stato sistemato su una strada alla periferia di Palermo. Secondo quanto si legge nel provvedimento di fermo, durante il riconoscimento della salma di Yakoub Hadri, la sua compagna ha riferito di essere stata avvicinata dagli uomini di una delle due organizzazioni che, restituendole i documenti del tunisino, le avevano anche proposto di intraprendere una richiesta di risarcimento dei danni del sinistro, chiedendole di consegnare loro il 50% della somma che avrebbe ottenuto. Poco dopo l'incidente la salma di Hadri era stata rapidamente trasferita all'estero.

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