OPERAZIONE "DELIRIO"

Palermo, i soldi della mafia investiti in altre attività: il business del re del riciclaggio

Il riciclaggio, la pulizia dei soldi sporchi della mafia. Questa è l'attività principale che emerge dall'operazione Delirio che ha portato agli arresti 28 persone a Palermo. "L'aspetto più rilevante di questa inchiesta è certamente quello legato alle attività imprenditoriali e commerciali sequestrate perché strumento di riciclaggio e oggetto di intestazione fittizia", commenta il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. Tra i coinvolti nell'operazione della guardia di finanza coordinata dalla Dda, c'è Giuseppe Corona "re" del riciclaggio di Cosa nostra, e altri 4 ai domiciliari.

"Corona - ha spiegato il magistrato - si prestava a gestire e ripulire il denaro che proveniva dalle casse di diversi 'mandamenti' mafiosi e il proprio attraverso un sistema di riciclaggio e autoriciclaggio che passava per attività commerciali e imprenditoriali".

Corona era anche il punto di riferimento delle "famiglie" nel traffico della droga. "Colpendo i patrimoni ed eliminando le risorse finanziarie i mafiosi si trovano in difficoltà sia nel riorganizzare i traffici che nel finanziare la struttura", ha aggiunto Lo Voi.

L'inchiesta, che colpisce i clan di Resuttana e Porta Nuova, ha visto il coinvolgimento di diversi prestanomi e insospettabili, come l'avvocato palermitano Nico Riccobene che avrebbe agevolato le intestazioni fittizie.

Ma il personaggio chiave dell'inchiesta della Dda di Palermo è Giuseppe Corona, il "re" del riciclaggio, capace di ripulire denaro illegale e reinvestirlo in una attività lecita.

Corona. Il suo nome spunta negli atti di un'inchiesta che, l'anno scorso, portò in carcere i vertici del clan mafioso di Resuttana da sempre guidato dai boss stragisti della famiglia Madonia.

 

Condannato a 17 anni per un omicidio commesso dopo una banale lite per la restituzione di un braccialetto, figlio di un mafioso assassinato, di lui il capomafia Gregorio Palazzotto diceva "é mio fratello". I Madonia gli avrebbero affidato il loro tesoro, tanti soldi da ripulire, e le scommesse dell'ippodromo, poi sequestrato per mafia. Bar, tabacchi, immobili, Corona negli anni ha fatto molti investimenti. Col denaro delle cosche, secondo i pm.

Alla caffetteria Aurora di via Crispi, Corona risultava formalmente un cassiere. Ma il locale, come molti altri in città compresi gli storici bar Alba, noti per le arancine, erano suoi. Ed erano, insieme a diverse tabaccherie, enormi lavatrici di denaro sporco accumulato col traffico degli stupefacenti di cui Corona era punto di riferimento per diverse "famiglie".

La Finanza ha sequestrato la caffetteria Aurora e diverse altre attività commerciali riconducibili a Corona a cui i pm contestano l'associazione mafiosa, ritenendolo esponente di spicco del clan Porta Nuova, il riciclaggio e l'autoriciclaggio e l'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.

Sotto inchiesta, fra i prestanome, anche Giuseppe Tarantino, uno dei precedenti soci del Bar Alba che ha sedi in piazza Don Bosco e a Mondello. Gli è stato notificato il divieto di dimora in città e il bar è regolarmente aperto. Due anni fa Tarantino aveva ceduto le sue quote, gli attuali soci sono estranei all'inchiesta.

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