L'ANALISI

Finale playoff del Palermo, così non è calcio ma il Far West

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Sta succedendo di tutto. C’era da aspettarselo. Perché Frosinone-Palermo non era una partita di Prima Categoria con dieci spettatori annoiati in tribuna, ma la finale di ritorno dei play-off di Serie B. E quello che è successo l’hanno visto milioni di persone perché c’erano le telecamere di Sky a riprendere l’evento. Il rigore dato e poi negato, il clima da Far West con i «giustizieri» in maglia gialla, uno «sceriffo» (l’arbitro La Penna di Roma) non all’altezza, i palloni che piovevano in campo dalla panchina come neve sul Monte Bianco, l’invasione di campo prima del fischio finale.

Beh, checché ne dica il presidente del Frosinone, questo non è calcio. E fa anche a pugni con la mission del Frosinone che, come ha ricordato sempre Stirpe, è ispirata «al fair play, all’amicizia, ai valori fondanti dello sport». Beh, forse ha dimenticato di appendere il cartello con quelle parole all’ingresso degli spogliatoi, perché - ripetiamo - di sportivo a Frosinone c’è stato poco. Di fair play altrettanto e di amicizia nemmeno a parlarne.

Da quando è finita la partita, sull’asse Palermo-Frosinone stanno volando parole grosse. E accuse pesanti. A tutti i livelli. Il sindaco della città laziale ha risposto in maniera acida al collega Orlando che aveva preso le parti del Palermo. I patron, Zamparini e Stirpe, non se le sono mandate a dire. E presto arriveranno querele.

C’era appunto da aspettarselo, perché a Frosinone non s’è giocata una partita di calcio. I fatti sono chiari e sotto gli occhi di tutti. Bene fa il Palermo ad andare avanti sulla strada dei ricorsi. Il comportamento antisportivo dei giocatori del Frosinone non può essere archiviato alla voce sono «cose che ci stanno». No, non è così. Era la finale dei play-off di B. In palio c’era la promozione, ma anche 40-50 milioni di euro fra diritti tv e tutto il resto. La giustizia sportiva dovrà prendere una posizione e soprattutto una decisione. E l’articolo 17 del codice di Giustizia sportiva della Figc parla chiaro: «La società ritenuta responsabile, anche oggettivamente, di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione, è punita con la perdita della gara stessa con il punteggio di 0-3».

Nessuno si fa illusioni, né è giusto illudere i tifosi. Fra l’altro la giurisprudenza in materia è limitata e anche contraddittoria. Bisogna anche capire cosa ha scritto l’arbitro La Penna nel suo referto, se farà rilevare quelle interruzioni per i palloni piovuti dalla panchina e se chiarirà se ha fischiato o meno la fine della partita. Non sono dettagli. Semmai appigli per il Palermo, che fa bene a farsi sentire nelle sedi appropriate. Perché a Frosinone tutto è stato tranne che una partita di calcio. Il presidente Stirpe non può fare finta di non saperlo.

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