Da Palermo un appello per un intervento dell'Onu in Venezuela, le foto del sit-in al Politeama

PALERMO. Hanno simulato una madre che seduta per terra culla il suo bambino, accanto a lei un medico si dà da fare per curare i feriti e i poveri. Poco più avanti alcuni ragazzi incatenati. È così che ieri la comunità venezuelana di Palermo ha montato un sit-in simbolico, in contemporanea con altre città italiane, per chiedere a gran voce l'intervento dell'Onu in Venezuela.

Un Paese ormai allo stremo: tra l'iper-inflazione, la disoccupazione alle stelle e una condizione di povertà dilagante. "Il Venezuela sfiora il 3mila% di inflazione. La gente non ha più i soldi per curarsi nè per mangiare. Il sistema economico è distrutto. Molte aziende sono andate via e le poche rimaste vanno avanti a stento", spiega Rosalba Iemma, rappresentante relazione pubblica della comunità venezuelana, arrivata in Italia proprio 6 mesi fa dopo aver vissuto in Venezuela per più di 60 anni.

"Sono andata via perché nel mio Paese non si può più vivere. La criminalità, la fame e la dittatura non ti permettono di avere una vita normale".

A guidare il Paese dal 2013 c'è Nicolas Maduro, che ha proseguito la politica del suo predecessore Chavez. "Dal governo dicono che tutto va bene, ma intanto la gente continua a morire di fame. Le medicine non arrivano e si vive di stenti".

A maggio il Venezuela andrà alle urne, ma in molti sono convinti in una riconferma di Maduro. "Il Paese è in una dittatura. Non c'è libertà, per questo chiediamo l'intervento della comunità internazionale e dell'Onu per fermare le violenze e la continue violazioni dei diritti della popolazione venezuelana".

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