PALERMO

Morto il boss Stefano Ganci, tra i fedelissimi di Riina: il questore vieta funerali pubblici

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PALERMO. E’ morto Stefano Ganci, uno dei fedelissimi di Totò Riina, che stava scontando l’ergastolo nel carcere di Parma. La procura ha disposto l’autopsia. Il boss aveva 55 anni ed era uno dei killer di Cosa nostra che probabilmente conservava segreti sulla stagione delle stragi mafiose. Il questore di Palermo Renato Cortese ha disposto che al ritorno della salma a Palermo non vengano celebrati funerali pubblici.

Il 18 settembre 2008 la prima sezione penale della Corte di Cassazione presieduta da Edoardo Fazioli ha confermato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catania, che nel 2006 aveva condannato il boss di Cosa nostra che, insieme a Totò Riina,  avevano voluto e organizzato le stragi di Capaci e di via d’Amelio del 1992.

Per Ganci è stato disposto il carcere a vita confermato per i due attentati ai boss Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella, Salvatore Buscemi. Per la strage di Capaci è stato disposto l’ergastolo per Giuseppe Madonia e Giuseppe Montalto, Carlo Greco, Pietro Aglieri, Benedetto Santapaola, Mariano Agate, Benedetto Spera. Mentre vent’anni di carcere per Antonino Giuffrè e ventisei anni per Stefano Ganci. Stefano Ganci è stato condannato a vita per aver partecipato agli eccidi che portarono all’uccisione del consigliere istruttore Rocco Chinnici nel 1983 e del vicequestore Ninni Cassarà nel 1985.

Ganci era il figlio di Raffaele, capo del mandamento della Noce, pure i suoi fratelli Mimmo e Calogero erano dei killer, anche se il secondo è poi diventato collaboratore di giustizia.

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