PALERMO

Il tradimento, la vendetta e gli spari
Agguato in via Brigata Aosta, 3 arresti

di
giallo sparatoria palermo, Palermo, Cronaca
Foto Petyx

PALERMO. La polizia ha arrestato tre persone per una sparatoria, avvenuta una settimana fa, in via Brigata Aosta. Una "questione d'onore", una vendetta personale, con alla base un presunto tradimento.  Gli agenti della squadra mobile  hanno fermato Silvestro Sardina, il padre Francesco Paolo Sardina  e il cugino Juzef Sardina. Nella sparatoria sono rimasti feriti Gaetano La Vecchia e la suocera Teresa Caviglia.

Alla base di tutto, come rilevato tra testimonianze e intercettazioni, ci sarebbe una relazione extraconiugale fra lo stesso Gaetano La Vecchia, ferito con tre colpi di pistola all’inguine, e la moglie di Silvio Sardina.

La sezione “Omicidi” della Squadra Mobile, diretta da Rodolfo Ruperti, ha ricostruito il tutto atto grazie ad un’intensa ed immediata attività investigativa. I tre hanno sparato diversi colpi di pistola nello stabile, sparando a Teresa Caviglia,  ferita al braccio sinistro.

Infine, hanno colpito Gaetano La Vecchia ferendolo poco sotto l’addome, all’interno della sua abitazione. La compagna di La Vecchia è stata aggredita con una sedia, con i tre che poi avrebbero puntato la pistola verso la figlia minore.

Non solo: durante l'intervento della polizia, da un balcone venivano lanciati circa 15 kg di droga fra hashish, marijuana e cocaina. Gli investigatori stanno eseguendo accertamenti anche sotto questo punto di vista.

Le due vittime vivono in quello che a Palermo è conosciuto come Palazzo di Ferro, al civico 56 in via Brigata Aosta a due passi dai cantieri navali.  In via dei Cantieri poco dopo gli spari sono arrivate sette volanti, oltre agli agenti della Mobile e della scientifica. Trovati qualcosa come quaranta bossoli nel pianerottolo.

Entrambi i feriti sono stati portati nell'ospedale Villa Sofia. Torna dunque d'attualità il "Palazzo di ferro", otto piani in cui abitano più di 70 famiglie: appena due anni fa - durante il processo Apocalisse - il pentito Vito Galatolo aveva parlato di una latitanza di Matteo Messina Denaro proprio in questo edificio sotto la tutela dei mafiosi dell'Acquasanta. E in quel palazzo vivono tutti i nuclei familiari coinvolti nella storia.

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