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Quella statua, l’arciprete sparito e un giallo pieno d’ironia: l'ultimo libro di Nonuccio Anselmo

di
Palermo, Cultura
Nonuccio Anselmo

Chi ha assaggiato qualche boccone della produzione narrativa di Nonuccio Anselmo sa che gli ingredienti sono spesso la sagacia, l’ironia, una ricostruzione storica del passato minuziosa nei dettagli, ma non pedante, e alcuni gustosi spaccati e «tipi» dell’entroterra siciliano.

Giornalista di carriera pluridecennale al Giornale di Sicilia, di cui è stato infine segretario di redazione, Anselmo, classe 1946, sta infittendo la propria bibliografia che, oltre a romanzi puri, comprende anche saggi di folklore, storia e religione, con un occhio di riguardo per Corleone. Particolari da non sottovalutare se si pensa all’ultimo titolo di Anselmo, «I figli del deserto» (274 pagine, 10 euro), ambientato in un centro della Sicilia mai nominato esplicitamente, anche se certi indizi (dal gonfalone con il leone d’oro alla Carcavecchia, una vecchina che tanto somiglia alla befana e porta doni ai più piccoli…) sono evidenti. L’ultima opera, come le due precedenti, è stata appena pubblicata da Mohicani edizioni, la casa palermitana fondata e diretta da Pietro Scaglione, e oggi sarà presentata, a partire dalle ore 17,30, presso il Centro culturale «Biotos» di via XII gennaio, a Palermo. Con l’autore, per introdurre il suo nuovo romanzo, ci saranno i colleghi Gaetano Basile e Daniele Billitteri.

Le prime pagine de «I figli del deserto» si aprono, nell’immediato dopoguerra, su una grottesca «processione»: la statua lignea di Sant’Onofrio, motivo di scandalo perché piuttosto discinta (ma il santo era un anacoreta a suo agio nel deserto…) secondo il giudizio dell’arciprete, è fatta a pezzi pochi giorni dopo la sua festa. È l’antefatto di una vicenda che coinvolge una pletora di personaggi, e in particolare il maresciallo Schembari, personaggio di un precedente romanzo di Anselmo («Scarafaggi maculati»), e il comandante dei vigili urbani Santo Santocanale, detto Jovirissantu (il giovedì santo, si legge, per via delle visite agli altari di sette chiese è per antonomasia e «giornata principale del cincischiamento codificato dell’intero calendario»); i due rappresentanti delle forze dell’ordine – alla vigilia del capodanno 1965, circa vent’anni dopo l’«esecuzione» della statua di Sant’Onofrio – si ritroveranno loro malgrado coinvolti in quella che sembra la scomparsa dell’arciprete, don Geronimo Alcade, di cui si rinviene soltanto l’auto. Di lì in avanti – tra un inno alla civiltà contadina e una fotografia della Sicilia che fu – i capitoli si dipanano gustosi e veloci fino all’epilogo, pasquale, che tocca ai lettori scoprire.

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