Soldi per i detenuti o per le spese legali
Palermo, i 3 pizzini con i conti del clan

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PALERMO. C’era l’appunto per il “Colloquio” (cioè il rendiconto dei soldi che venivano dati ai carcerati), quello “Mangiare & vestiti” (riferito alle spese di sostentamento dei reclusi) e infine quello della “Settimana” (con la contabilità della paga settimanale ai solidali).

Tre pizzini per non perdere il conto. Appunti trovati in un bloc notes, assieme a oltre 53 mila euro, quando fu fermato Gabriele Pedalino, arrestato nell’operazione che ha portato in carcere 27 presunti affiliati della cosca di Santa Maria di Gesù.

Pedalino andava al colloquio con il nonno detenuto al quale veniva comunicato che l’importo corrisposto a suo favore era di 200 euro. Altri 150 erano per Antonino Profeta e Francesco Pedalino. In un foglio, con indicazione “Colluquio” e diviso in sei riquadri, erano riportate le somme da destinare ai parenti detenuti, ma anche agli importi per le spese legali (“AVVOC”) nonché alla cifra destinata al figlio (“BAMBINO”). Poi c’era il padre di Pedalino abbreviato con “Pa”; il nonno Salvatore Profeta contrassegnato dalla sillaba “No”; lo zio Antonio Profeta è segnalato con la sigla “Zi”.

In un altro foglio, con indicazione “Mangiare & vestiti” ci sono di nuovo i parenti con altre cifre accanto. Nel terzo foglio, quella della “Settimana” diviso in quattro riquadri, e ci sono abbreviati alcuni sodali. I soldi furono trovati dagli inquirenti tra il materasso e la rete ortopedica di un lettino ed in parte ripartito in nove buste sottovuoto, all’interno dell’imbottitura di un divano dove era custodito anche il bloc notes.

Retata a Santa Maria di Gesù, nomi e volti dei 27 arrestati

Di soldi ne servono tanti per il sostentamento di tutti i carcerati. “Qua le urgenze ci sono... una volta... se ci dessero...una volta all’anno Totò”, dicevano Antonino Tinnirello e Salvatore Profeta mentre percorrevano la via Villagrazia a bordo di un’auto e facevano il conto delle estorsioni. C’è la necessità di avvicinare le vittime. “Si c’avissi a ghiri a fari un discursu!” e Profeta indica nelle intercettazione tale Nineddu, come il possibile emissario “Va be ora gli diciamo...chissà... Nineddu è pratico...di come gli deve dire”, mentre Natale Giuseppe Gambino ribadiva che una dazione annuale, da lui considerata un omaggio, non avrebbe comportato disagi per il commerciante. “Una volta all’anno non succede niente ... gli si dice... lei deve fare il regalo”.

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