MAFIA A PALERMO

Elezioni ad alzata di mano, estorsioni: le regole del clan di S. Maria di Gesù. Blitz con 27 arresti

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PALERMO. Antiche regole, vecchi nomi, stesse famiglie. Le origini sono importanti per la mafia e soprattutto per la famiglia di Santa Maria di Gesù. Un mandamento old style, quello smantellato da varie operazioni condotte dalla Procura di Palermo (l’ultima è quella di oggi coordinata dai sostituti Maurizio Agnello e Dario Scaletta), dove ancora si parla di Stefano Bontade e le estorsioni rientrano nella normalità (“Questa è casa nostra”, dicono gli indagati).

Proprio per questo l’operazione che ha portato a 27 arresti questa mattina è stata chiamata “Falco” dal soprannome di Bontade. Quello che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare del gip Marco Gaeta è la maniacale osservanza dei codici comportamentali.

Così i vertici dell'organizzazione sono fino ad oggi riusciti a impedire la trasformazione di Cosa Nostra da organizzazione granitica e rigidamente disciplinata ad associazione criminale, magari più violenta ma senza dubbio più aggredibile e vulnerabile.

Retata a Santa Maria di Gesù, nomi e volti dei 27 arrestati

Dalle “elezioni” per alzata di mano fatte nel 2015 era venuta fuori questa gerarchia:  Giuseppe Greco, detto u sceccaru, capofamiglia, Giuseppe Natale Gambino, sottocapo, Gaetano Messina Tanuzzu, consigliere Francesco Pedalino e Mario Taormina, capidecina, Antonino Profeta, rappresentante del capofamiglia, Salvatore Profeta, di fatto consigliere del capofamiglia, Giuseppe Contorno, detto Peppuccio u pelatu, Salvatore Gregoli, Totò u rullu, Salvatore Lo Iacono, zorro, Cosimo Vernengo, pinnacchiuni, Cosimo Vernengo, figlio di Pietro, uomini d'onore.

Le estorsioni venivano fatte a tappeto. Tutti pagavano. Nessuna ribellione al pizzo. Per gestire le estorsioni in maniera capillare il territorio era stato suddiviso nell'area di Belmonte Chiavelli, curata dal consigliere Messina, in quella di Bonagia, affidata al capodecina Taormina, e in quella di Falsomiele, assegnata a Contorno e Cocco. In questo scenario emergono i continui approvvigionamenti per i carcerati e qualche esuberanza che può portare guai come la  rissa ai Chiavettieri.

Nelle intercettazioni, Giuseppe Tinnirello (Turiddo) dice a Francesco Pedalino: ...lo hai visto il video?
Pedalino: comunque qualche discorso grosso scoppia ora!
Turiddu: di che cosa?
Pedalino: con loro!
Turiddu: Perché?
Pedalino: grosso scoppia... ora voi vedrete!...Ora che dobbiamo fare... e che devo fare!... Però te lo dico... per il vostro divertimento... farete succedere qualche cosa che non dovrebbe succedere!...
Turiddu: ora ti ripeto... e te l’ho detto pure questa notte... neanche ho capito perché ...è successo... so solo che mi sono venuti a dire... si stanno ammazzando...e partivu!... Non l’ho capito perché è successo!...

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