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Le «spese pazze» all’Ars, Giulia Adamo condannata anche in appello

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DAL GIORNALE DI SICILIA IN EDICOLA. Ci sono anche tre bottiglie di vino da 300 euro donate a un deputato e un boccale in argento da 1.690 euro per un regalo di nozze al figlio di un altro collega tra le «spese pazze» contestate a Giulia Adamo, in qualità di ex capogruppo all'Ars di «Futuro e Libertà», già Pdl.

Ammonta complessivamente a 65.554 euro la condanna definitiva della Sezione giurisdizionale d'appello della Corte dei conti che, con sentenza 116/2017 depositata ieri, ha respinto il suo ricorso contro il pronunciamento emesso lo scorso anni dai giudici di primo grado. Gli stessi giudici che a gennaio le avevano intimato di restituire altri 157 mila spesi quando era alla guida dell'Udc.

Questa volta la posta di danno erariale più consistente è rappresentata da 53.790 euro di «contributo (una tantum) per attività politico-istituzionali che il gruppo decise di assegnare ai singoli deputati» che, secondo il collegio giudicante, «è rimasto, a tutt’oggi, privo di giustificazione». Come nessuna documentazione giustificativa «che potesse consentire di ricondurre detta spesa all’atti - vità istituzionale del gruppo» è stata esibita a proposito dei 10.326 euro di «rimborso spese per le campagne elettorali dei deputati Scilla, Mineo, Greco e Currenti».

Ma vengono contestati anche 7.430 euro per consumazioni alla buvette di Palazzo dei Normanni, 1.650 euro per conti di ristoranti, 694 euro per necrologi. Oltre ai 1.990 euro di spese per regali «riguardanti alcuni acquisti effettuati con i fondi del gruppo che non appaiono essere riconducibili ad alcun fine di natura istituzionale per il gruppo medesimo».

Secondo i giudici contabili tutte queste spese «sono indebite, in quanto non ammissibili a rimborso per la loro natura ovvero in quanto erogate in assenza di alcuna giustificazione». «Esse pertanto – si legge ancora nelle motivazioni - hanno determinato un danno a carico dell’Ars, danno che è causalmente riconducibile alla condotta dell’odierna appellante che, nella qualità di presidente del gruppo, le ha consentite, in alcuni casi, prescindendo dalla richiesta di qualsiasi documentazione giustificativa, così tramutando le erogazioni in elargizioni a pioggia; in altri casi, consentendo il rimborso di spese del tutto estranee alle finalità istituzionali dei gruppi, traendone peraltro in alcune ipotesi, diretto vantaggio».

Tra le eccezioni difensive respinte dalla Sezione presieduta da Giovanni Coppola c'è anche la citazione della sentenza con, cui l'anno scorso, il gip ha dichiarato nei confronti della Adamo il non luogo a procedere per l'ipotesi di peculato contestata a 97 deputati. Secondo il collegio giudicante, infatti, «è evidente che le imputazioni non riguardano gli stessi fatti oggetto del giudizio per danno erariale».

Sulla vicenda del danno erariale provocato dalle spese fuori controllo all'Ars, nei mesi scorsi sono state emesse altre sei condanne definitive. Sono quelle nei confronti dell'ex capogruppo del Mpa Francesco Musotto, chiamato a risarcire 589 mila euro, Cateno De Luca, che nella quindicesima legislatura guidò Forza del Sud, condannato a 13.204 euro, Paolo Ruggirello, ex capogruppo del Mps, chiamato a restituire 11.322 euro, e Cataldo Fiorenza, ex presidente del Gruppo misto, che deve restituire 42 mila euro. Prima di loro era toccato a Rudy Maira, ex capogruppo dell'Udc e del Pid, condannato a pagare 407 mila euro, e al suo collega del Pdl Innocenzo Leontini, che deve versare 97 mila euro.

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