VIA PORTA DI CASTRO

Un libro racconta La Camera delle Meraviglie: la stanza che a Palermo ammalia grandi e piccoli

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PALERMO. Chi diede il nome di Panormus, cioè “Tutta porto”, alla città che oggi si chiama Palermo, non si limitò a indicare una sua caratteristica, cioè quella di un luogo di approdo.

Il nome, infatti, si è rivelato profetico nel descrivere la caratteristica principale di questa città: l’apertura verso il Mediterraneo e verso il mondo. In questa città sono approdati popoli, lingue e culture diverse che nei secoli oltre a lasciare un segno della loro presenza si sono anche mescolati tra loro, creando esperienze con pochi eguali nel mondo. A dimostrare questa sua particolarità sono anche i suoi beni artistici, frutto di stili che proprio da questo crogiolo di culture si sono alimentati.

Per questo, Palermo è una città che sorprende ad ogni passo.

Qualsiasi scorcio, stradina o casa apparentemente “normale” può svelare tesori.

È ciò che è accaduto a Valeria Giarrusso e Giuseppe Cadili, quando la loro casa, un palazzo in via Porta di Castro nel centro storico, acquistato per viverci felicemente col figlio Antonio Tancredi, ha mostrato una parte di sé che era rimasta celata per anni, forse secoli: la Camera delle Meraviglie.

Una stanza straordinaria, decorata con motivi arabi, unica nel suo genere.

Questa stanza ha destato l’interesse di studiosi, appassionati, curiosi, turisti facendo segnare record di visitatori. Adesso, Valeria e Giuseppe, entrambi giornalisti, hanno voluto raccontare l’incontro con questo capolavoro nel libro da loro curato dal titolo “La Camera delle Meraviglie – Codice Palermo”, edito da Torri del Vento e con le foto di Vincenzo Russo, Armando Rotoletti e Lorenzo Gatto.

Un incontro che fu davvero inaspettato:

“Man mano che il restauratore rimuoveva il vecchio intonaco – scrive Valeria - riapparivano le scritte arabe in argento con cornice dorata”. Da quel momento fu sempre una scoperta, prima per chi quella casa la abitava, poi per studiosi e turisti e per la stampa, locale e nazionale. Tra i primi personaggi importanti a voler visitare la stanza ci fu Fareed Al Kothani, presidente per l’Europa della Lega islamica mondiale. Poi è stata la volta di Vittorio Sgarbi che dichiarò di non aver “mai visto nulla di simile”, il compositore Ezio Bosso, che vi ha dedicato anche una poesia.

Il libro, oltre all’introduzione del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ospita saggi degli studiosi Sarjoun Karam e Sebastian Heine che hanno analizzato e decifrato i simboli, di Giuseppe Salerno, che ha effettuato un esame radiologico di una delle porte della Camera, e di Franco Fazzio che ha curato il restauro della stanza. C’è spazio anche per parlare delle volte in stile Liberty del Palazzo di via Porta di Castro, opera pregevole di Salvatore Gregorietti.

Come recita una fortunata canzone, “i bambini fanno oooh” perché per loro la vita è la continua scoperta di qualcosa di nuovo. Ciò che nel libro non c’è scritto, ma che traspare girando ogni pagina, è che "a fare oooh”, una volta tanto, sono state anche di persone adulte, piene di esperienze, ma che la Camera ha saputo ammaliare e, appunto, nuovamente meravigliare.

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