PALERMO

L'omicidio del Capo, cala l'omertà. Movente: lite o controllo del territorio

PALERMO.  Qualcuno lo ha definito un "omicidio vintage", quasi in bianco nero. Un delitto come ai vecchi tempi, ma poco, davvero molto poco, c'entra la moda. La definizione nel caso dell'assassinio di Andrea Cusimano, 30 anni, ucciso ieri, nasce da due considerazioni.

La prima, il luogo: era da tempo, davvero da molto tempo, che le pistole non fumavano tra le bancarelle di uno dei mercatini più popolati e popolari della città, con una dinamica e in uno scenario che ha ricordato, appunto, "le movenze" dei regolamenti di conti del secoli scorsi.  La seconda, più grave se vogliamo: la totale omertà di chi era presente al Capo in quel momento.

Non importa se a pochi centimetri o qualche metro più in là, il risultato è sempre lo stesso. I carabinieri del nucleo operativo guidata da maggiore Dario Ferrara, che stanno effettuando le indagini, sono chiari da questo punto di vista: se Calogero Pietro Lo Presti, 23 anni, non fosse stato preso e arrestato praticamente in tempo reale dai militari che si trovavano sul posto, nessuno lo avrebbe mai denunciato. Non solo perchè, seguendo le vecchie regole omertose, "meglio farsi i fatti propri", ma perchè quello di Lo Presti è uno cognome che in Cosa Nostra conta, eccome. Dunque, i carabinieri pensano che nessuno si sarebbe mai messo contro di lui e contro la sua famiglia, e infatti ieri tra i commercianti del mercatino hanno trovato solo questo: bocche cucite e risposte vaghe che più vaghe non si può. Lo dimostrano anche gli interrogatori, che sono proseguiti per tutta la notte, ma  né i familiari della vittima, né i parenti dell'omicida hanno collaborato con gli inquirenti. E lo stesso Calogero Lo Presti si è chiuso nel silenzio.

 

Il Capo, di solito pieno di cittadini e turisti, non era ancora in piena attività quando Andrea Cusimano, gestore di una bancarella di frutta e verdura, è stato avvicinato da Calogero Pietro Lo Presti. Lo Presti, arrivato vicino al banco della vittima a bordo di una Smart guidata da un complice, si è avvicinato ed ha sparato. Cusimano ha cercato di fuggire nella stretta strada del mercato, tra le bancarelle del pesce e della frutta che ne fanno uno dei supermercati a cielo aperto più noti di Palermo. La fuga, però, non è servita. Lo Presti l'ha inseguito e ha continuato a sparare. Cusimano è caduto a terra, subito soccorso è arrivato in gravissime condizioni all'ospedale Civico dove è morto poco dopo. Fatale un colpo al torace.

Nel frattempo, però, una pattuglia di carabinieri - una delle tante che presidia la zona vista la presenza del tribunale - ha affiancato la Smart e un militare ha trascinato fuori dall'auto il killer. Il complice è uscito dall'auto e si è allontanato a piedi. I carabinieri lo stanno cercando. A pochi metri dalla sparatoria è stata ritrovata l'arma usata: un revolver calibro 8 di marca francese. I carabinieri per tutto il giorno hanno interrogato i parenti e gli amici di Cusimano e del suo assassino per cercare di risalire al movente del delitto.

Lo Presti ha parentele "eccellenti" in Cosa nostra, come lo zio Calogero e il cugino di secondo grado Tommaso Lo Presti, boss del clan di Porta Nuova. Il padre di Pietro, Giovanni, nel 2001 era stato accusato di omicidio. Si era presentato in questura e aveva confessato di avere ucciso in un altro mercato storico di Palermo, la Vucciria, Salvatore Altieri. Allora l'omicidio scaturì da una lite.

Le ipotesi? Vendetta o regolamento di conti. Secondo quanto stanno accertando i carabinieri del Nucleo Operativo, tutto sarebbe partito da una discussione animata: pare che fossero volate parole grosse tra il padre del presunto killer e il fratello di Cusimano che con la vittima gestiva l'attività commerciale. L'eco della discussione sarebbe arrivata a Pietro Calogero Lo Presti, che immediatamente avrebbe raggiunto Cusimano per "vendicare" il padre. Non è dunque chiaro se dietro al delitto ci siano fibrillazioni per il controllo del territorio da parte dei clan o "semplicemente" strascichi di una lite.   I carabinieri di Palermo stanno visionando le immagini delle decine di telecamere piazzate davanti agli esercizi commerciali della zona.

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