LA STORIA

Da rifugiato a gestore di un ristorante a Palermo: il riscatto dell’iraniano Nasser

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PALERMO. Il «figlio del vento di primavera» (questo significa il suo cognome) è approdato a Palermo diciassette anni fa in cerca di una libertà che gli mancava come l’aria. Mai avrebbe pensato di innamorarsi follemente di questa «città stupenda», «bella e brutta insieme», e di lottare con tutte le sue forze per realizzare qualcosa di originale che desse ricchezza e lavoro alla sua nuova «patria», proprio nel cuore del centro storico che cerca di rinascere dalle macerie e dall’abbandono.

La vita di Nasser Ayazpour, 48 anni, è un libro di avventure a puntate, che va sfogliato pagina dopo pagina, gustando la sorpresa a bocca aperta e sorridendo con simpatia davanti agli incontri fortuiti, all’inventiva, alla coraggiosa capacità di osare. Perché Nasser è un commerciante, un collezionista, un imprenditore, un visionario, un papà, un ex giovane di buona famiglia nel lontano Iran.

Un persiano, come lui stesso ama definirsi, rifugiato politico in Italia, che ha vissuto tra i più poveri e oggi vuole contribuire a migliorare la città che lo ha accolto, dando lavoro a una quindicina di giovani. Basta varcare l’arco che da via Maqueda introduce alla piazzetta PP 3, nel nuovissimo complesso edilizio realizzato nell’ex area Quaroni recuperata da pochissimi anni dopo decenni con le macerie della Seconda guerra mondiale, per scoprire un posto «magico», pensato inizialmente come showroom di mobili di modernariato e diventato invece un luogo di convivialità, per scambiare storie, culture ed esperienze davanti a un bicchiere di vino o a un piatto «dal mondo».

E i segnali stradali diventano tavolini per l’aperitivo, poltroncine di legno dei vecchi cinema ottime sedute per conversare, poltrone da barbiere e comodi pouf anni Settanta attrazione per grandi e piccini. «Tutto comincia il giorno di Ferragosto di cinque anni fa, quando vicino al cinema Dante, a piazza Lolli, noto tra i rifiuti una poltroncina deliziosa» ride di gusto guardando ora quella “sua creatura” bianca e nera, prima “figlia” di una collezione di sedie, divanetti, tavolini e pezzi di arredamento che ha riempito prima casa sua, poi garage e magazzini. Nasser, in quel momento, guida una piccola società multi servizi.

Le cose non vanno molto bene. Un viaggio in Danimarca con sua moglie Ester Badami, biologa palermitana conosciuta a Palermo e con un passato da ricercatrice in Inghilterra, e la domanda di tutte le domande: «Cosa facciamo? Andiamo via da Palermo e dall’Italia, oppure restiamo?». «Appena abbiamo visto questi nuovi locali - ammette -, abbiamo risposto: tutti scappano, noi restiamo».

E i mobili di modernariato sono diventati l’attrazione di chi vuole bere e gustare qualche prelibatezza in un luogo che ha i colori e gli accenti del mondo. Così, anziché uno showroom è venuto fuori «SciùRum», dalle assonanze più sicule che anglofone. Il piccolo Adam, il figlio di tre anni tutto riccioli, scorrazza tra i tavoli e parla tre lingue. Dietro al bancone del bar c’è un altro rifugiato. I turisti guardano tutto intorno a bocca aperta e restano incantati dall’originalità del luogo e sconcertati dall’antico palazzo cadente che domina la piazza.

«Palermo è questa, è bellissima, ma è sporca. Ogni mattina siamo costretti a togliere una quantità di immondizia incredibile da questa piazza. Ma è una città stupenda» continua a ripetere Nasser, che ripensa al suo passato e quasi non ci crede. Nel 2000 decide di scappare dall’Iran in cerca di una libertà, che lì non avrebbe mai potuto sperare. Lascia la sua famiglia e il suo lavoro di commerciante nel settore abbigliamento, per avventurarsi in un lungo viaggio con mezzi di fortuna fino alla Turchia. E ancora fino alla Puglia e poi in Sicilia, dove trova rifugio alla missione «Speranza e Carità»di Biagio Conte, in via Archirafi.

«Lì ho fatto un’esperienza unica di umanità, che ha toccato il mio cuore – racconta con emozione ancora palpabile –. Ho dormito con i barboni, ho fatto la fila con loro per un pasto caldo. Per loro ho aperto una sorta di boutique all’interno della missione. Quando hai tutto non capisci le difficoltà dell’altro, quando non hai nulla riesci a comprendere meglio». Poi la richiesta per lo status di rifugiato, il lavoro di mediatore culturale coi migranti, altri giovani come lui, i progetti con i minori a rischio a Brancaccio e Ballarò, con gli anziani, con i malati dell’ex ospedale psichiatrico, le performance da regista. E ora «SciùRum»: «Nasce come luogo di incontro tra le culture, il design, l’arte e il gusto. Un posto creato a Palermo per Palermo, perché si possa scegliere di restare piuttosto che andare via da una città che merita». A proposito: sapete cosa significa Nasser in lingua farsi? Vittoria.

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