IL REPORTAGE

La città dolente passa dal telefono, viaggi e segreti della «Centrale» della polizia di Palermo

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PALERMO.  Alle 7 in pieno agosto le strade sono deserte, il caldo sembra avvolgere tutto ma il telefono del 113 già squilla. Una voce concitata dice che c’è una lite in famiglia a Borgo Nuovo. E poi un’altra, una manciata di minuti dopo, segnala che una donna affacciata al balcone chiede aiuto in corso Scinà.

La centrale operativa della polizia è un ottimo posto per raccontare una città dolente. Un osservatorio reale, senza i filtri della retorica e della politica. Dove le emergenze sembrano non finire mai e ogni giorno quasi 600 persone, (che in certi periodi arrivano a 1000-1500) per un motivo o per un altro, sentono il bisogno di parlare con la polizia. Nessuna voce viene snobbata, 24 ore su 24 un agente addestrato per questo raccoglie ogni genere di allarme, denuncia, lamentela, richiesta di aiuto.

«Chiamano perfino quelli che litigano con la madre e hanno bisogno solo di una parola di conforto - dice Giorgia Ortona, commissario capo delle volanti -. E noi facciamo anche questo, è il nostro lavoro. In fondo ogni operatore deve essere anche uno psicologo». Dieci addetti, turni di sei ore, telefoni e computer presidiati notte e giorno, 365 giorni all’anno, la centrale non chiude mai e parla pure con i sordi.

«Hanno il loro apposito sistema di allert, comunicano con noi tramite sms - afferma il sovrintende capo Fabio Parlapiano, “tutor” degli operatori del 113 -. Nella sala c’è un cellulare apposito dove possono mandare i messaggi e noi rispondiamo in tempo reale». Tutto in questo posto blindato, con un’aria condizionata modello polo Nord, nel cuore della caserma Lungaro, si misura con il tempo.

Ogni secondo è prezioso, dalla tempestività dipende il salvataggio di una vita oppure la cattura di 3 rapinatori con le pistole fumanti. Per questo le telefonate che arrivano ai telefoni della polizia vengono smistate al computer degli agenti che si occupano di passarle seduta stante alle volanti in zona. Le schede d’intervento sono redatte in pochi secondi e in meno di un minuto la pattuglia che deve intervenire sa da dove è partita la telefonata e cosa è successo.

Ma anche le venti volanti che in ogni turno di servizio presidiano il territorio forniscono informazioni preziose in tempo reale alla centrale. Ormai quasi tutte le pattuglie hanno un tablet che, tra le tante funzioni, riprende tutto quello che si trova nei paraggi. Così alla centrale vedono e sentono quello che l’agente per strada ha davanti a sè.

Progressi della tecnologia per rendere sempre più rapido, efficiente e sicuro il lavoro del poliziotto che però ha sempre un nemico: l’imprevisto. Per ridurlo al massimo entra in azione il «grande fratello». Ovvero le 107 telecamere piazzate nei posti strategici, quelli di maggiore percorrenza e soprattutto ai «cancelli», cioè alle entrate e all’uscita della città, lungo la circonvallazione.

Solo allo stadio, grana non da poco per tutte le forze dell’ordine, ce ne sono 32. Sono capaci di inquadrare perfino la marca di un orologio. Bastano? Chissà. È davvero difficile dirlo in una città dove ci sono almeno una decina di liti in famiglia al giorno. «E con questo caldo, aumentano», dicono gli agenti. Non finisce nemmeno di parlare che alle 11.10, un’altra ne viene segnalata in piazzetta Cattolica, dove una donna chiede aiuto disperata e una volante sgomma per andare a controllare. Meno del 20 per cento delle segnalazioni va a buon fine, cioè necessita di un intervento reale della polizia. Ma tutte devono essere controllate, ecco perchè telefoni e computer non smettono mai di funzionare.

E la casistica è praticamente sconfinata. Dalle 11,20 alle 11,40 tre telefonate. La prima è quella di un abusivo. Si autodenuncia alla polizia e dice di essere entrato in una casa di via Marinuzzi perchè non ha dove andare con la sua famiglia. Una storia di ordinaria disperazione, per nulla insolita. «Ormai è una prassi - affermano dalla centrale -. Chi occupa una casa, immediatamente lo segnala alla polizia. Così resta una traccia scritta. E nel futuro potrà dimostrare che lui è entrato in quell’apparta - mento a partire da una data precisa. Un dato che gli potrebbe servire nell’eventualità di una assegnazione definitiva».

Poi è il turno dei ladri. Il padrone di casa è rientrato dal Ferragosto ed ha trovato l’appartamento svaligiato in via Vincenzo Cervello, nella zona di via Trabucco. E dall’ufficio postale dell’Uditore arriva una strana telefonata. Una signora anziana si è presentata allo sportello accompagnata da tre tizi.

Non è in grado di intendere e di volere, ma vuole prelevare una grossa cifra. I poliziotti vanno a controllare e scoprono che quei tre sono i figli della signora. Falso allarme, mentre quello del topo d’apparta - mento era vero. Come il ragazzo che litiga e picchia la madre in via Lungarini, l’aggressione è reale e c’è da lavorarci su. Le note di ricerca vengono smistate con un clic ad una mezza dozzina di volanti. È estate piena e le rapine scarseggiano. Nei periodi di punta (feste di Natale e Pasqua) ce ne sono anche una decina al giorno. Ma adesso molti negozi sono chiusi e perfino i banditi sono al mare.

In compenso ci sono i roghi. Nella notte viene segnalato in via Gemmellaro un incendio di due macchine e di uno scooter, parte una pattuglia e poco dopo si capisce che è un doloso. Due anni fa, a giugno, in un giorno di scirocco ci fu il picco. I poliziotti si sostituirono ai pompieri che non riuscivano a coprire tutti gli interventi e per spegnere le sterpaglie in fiamme ovunque presero gli estintori delle volanti. Alle 13 cambia il turno, arriva il nuovo personale che prende in consegna tutti gli interventi ancora «aperti».

Il centro è pieno di turisti, ma anche di telecamere e poliziotti di ogni genere, in divisa e non. Mancano pochi minuti alle 17 e alla stazione centrale scatta l’allarme per tre borseggiatori in azione sul bus 101. Una volante e una pattuglia di falchi vanno a controllare e trovano per strada tre vecchie conoscenze. I borseggiatori professionisti sono sempre gli stessi, più o meno una ventina, tre sono questi.

I turisti hanno capito le loro intenzioni e la telefonata ha fatto scattare l’intervento. Ancora una volta c’è di mezzo il tempo, pochi secondi ancora ed i tre si sarebbero volatilizzati nella corte dei miracoli della stazione centrale. Invece finiscono alla squadra mobile e per giunta a mani vuote. Sono quasi le 19, sta per scadere anche il secondo turno. C’è il tempo di intervenire pure per una famiglia romana che ha prenotato e pagato 9 giorni in un bed and breakfast del centro storico ed ha trovato le stanze occupate. Denunce e controdenunce, una mezza dozzina di persone da identificare. I telefoni squillano, le telecamere inquadrano una città stordita da un agosto infuocato ma sempre piena di insidie.

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