IL CASO

Guerra dell'acqua a Cefalù, il Comune rischia di restare a secco

CEFALU'. Guerra dell'acqua a Cefalù. Da un lato la società Sorgenti di Presidiana alla quale è affidato il servizio di potabilizzazione: in una nota al Comune fa sapere che produrrà acqua per qualche giorno, fino all'esaurimento dei filtri e dei reagenti chimici di scorta. L'azienda chiede il pagamento di una bolletta di oltre un milione e 700 mila euro corrispondente alla fornitura di un anno.

Dall'altro lato il sindaco di Cefalù, Rosario Lapunzina, che ha diffidato Sorgenti di Presidiana "a desistere dall'intento" di sospendere a giorni il servizio di potabilizzazione dell'acqua. Il Comune attende dall'Ati idrico l'autorizzazione ad anticipare 500 mila euro su una bolletta di 1,7 milioni e intanto si richiama a una norma contrattuale sulla gestione degli impianti.

Di fatto c'è che a Cefalù, secondo polo turistico siciliano, si potrebbe andare verso la sospensione dell'erogazione dell'acqua ai cittadini e agli alberghi. Sorgenti di Presidiana chiede che a pagare sia il Comune. Da mesi si attende che la questione sia affrontata dall'assemblea dell'Ati e intanto la bolletta cresce senza che venga individuata una soluzione. Il Comune peraltro dovrebbe solo pagare la fornitura dell'acqua mentre non può procedere all'incasso delle bollette perché non dispone degli elenchi degli utenti.

Il caso è stato portato all'esame dell'assessorato regionale all'Energia ma è stato raggiunto solo un accordo interlocutorio: il Comune, che è in dissesto finanziario, anticiperà mezzo milione di euro in attesa che venga individuato il vero gestore del servizio. Ma non può pagare perché l'Ati non ha dato l'autorizzazione e l'ultima seduta dell'assemblea è andata deserta.

Intanto Lapunzina ha scritto alla società che gestisce il servizio: "Il tardivo pagamento delle fatture genera esclusivamente l'applicazione degli interessi" pari al tasso ufficiale di sconto, maggiorato di quattro punti. "Pertanto - sostiene ancora il sindaco - la sospensione delle attività dell'impianto, oltre a configurare una interruzione di pubblico servizio, con gravi conseguenze nei settori di igiene e sanità, si porrebbe come violazione degli obblighi contrattuali, con le conseguenze che ne derivano".

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