Alle 16,58 il silenzio su via D'Amelio, Salvatore Borsellino: ferita che continua a sanguinare

PALERMO. Dopo il suono del silenzio all'ora della strage, le 16.58, e il minuto di silenzio dei presenti in via Mariano D'Amelio, a Palermo, Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha letto i nomi delle vittime del massacro del 19 luglio di 25 anni fa: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Sul balcone della famiglia Borsellino campeggiano delle sagome di cartone che raffigurano le vittime. Poi l'inno di Mameli cantato da una giovane mentre in via D'Amelio sono arrivati anche i pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia, Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione, Antonio Ingroia, Giulia Sarti (M5s), il sindaco Leoluca Orlando e il primo cittadino di Messina, Renato Accorinti.

Queste sono ferite che continuano a sanguinare, soprattutto quando, dopo 25 anni, i processi che si sono succeduti sono stati oggetto di depistaggio da parte di pezzi deviati dello Stato. Oggi finalmente una sentenza ha riconosciuto che un balordo di quartiere, attraverso torture fisiche e psicologiche, è stato indotto alla calunnia e questo certifica un depistaggio di Stato. È l'inizio di una svolta. Noi siamo qui a combattere per la verità e la giustizia". Lo ha detto Salvatore Borsellino, intervenendo dal palco di via D'Amelio.

"Sono tanti 25 anni, possono essere la metà della vita di un uomo, Paolo è morto a 52 anni, è stato ucciso dalla mafia e da pezzi deviati dallo Stato - ha proseguito - Se fosse stato ammazzato solo dalla mafia che combatteva, forse oggi non sarei qui. Ma mio fratello è come un soldato che è andato in guerra a combattere un nemico e ad ucciderlo è stato un fuoco che gli arrivava dalle spalle, da chi doveva combattere insieme a lui, intavolando una trattativa scellerata che non sarebbe mai andata avanti se lui fosse stato ancora in vita".

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