A VILLA FILIPPINA

La verità di Falcone, dialogo a Palermo tra Martelli e Giordano

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Claudio Martelli e Giovanni Falcone

PALERMO. Sono stati custoditi nel caveau di sicurezza del Csm per 25 lunghissimi anni, gli stessi trascorsi dalla strage di Capaci.

Ma finalmente è stato deciso di togliere il segreto su tutti i documenti che riguardano i rapporti tra Giovanni Falcone e il Csm e di pubblicarli.

Si tratta di tutti gli atti contenuti nel fascicolo personale di Falcone, delle audizioni del magistrato e delle delibere che lo riguardano. Desecretati, per chiarire, spiegare, comprendere e studiare. Vengono raccolti in un volume curato dall’Ufficio Studi, mentre quelli relativi all’attività professionale di Francesca Morvillo sono pubblicati on line sul nuovo portale del Consiglio.

Ognuno potrà farsi una sua personale opinione, su fatti che, nonostante sia passato un quarto di secolo, sono ancora di sconcertante attualità. E potrà “conoscere” Falcone, il suo lavoro, i suoi pensieri, le strategie investigative, quel suo rapporto così complesso con lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura: ecco il rendiconto completo di audizioni, verbali di commissioni e del comitato antimafia. Per comprendere chi era il giudice Falcone e soprattutto chi era contro di lui, e perché; e chi, dopo la sua morte, si è coperto con il lenzuolo invitante dell’antimafia.

Capire un periodo che ricade sull’oggi, tra “teoremi fragorosi e indimostrabili, l’ossessione del terzo livello, la politica che comanda la mafia, gli avvisi di garanzia come coltellate, i rinvii a giudizio senza altre prove che le dichiarazioni intimistiche di pentiti in cerca d’autore”, come scrive l’ex Ministro della Giustizia Claudio Martelli che nel 1991, da Guardasigilli, volle Giovanni Falcone alla Direzione Generale degli Affari Penali.

Martelli sarà presente - lunedì 5 giugno alle 17.30 a Villa Filippina (piazza San Francesco di Paola, 18) a Palermo – ad una conversazione su “La verità di Falcone. Non più segreti gli atti del CSM”, a cui parteciperanno il docente di Diritto penale all'Università di Palermo, Giovanni Fiandaca e il magistrato Alfonso Giordano che, il 10 febbraio 1986 fu chiamato a presiedere il primo maxiprocesso alla mafia, concluso, dopo quasi due anni, con 19 ergastoli, 2665 anni di reclusione e 11 miliardi di lire di pene pecuniarie ai vertici di Cosa nostra.

Modera il giornalista Felice Cavallaro.

L’incontro è organizzato dall’associazione Idea e Azione di Palermo.

© Riproduzione riservata

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