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Marcello Carini - Foto di Floriana Prestigiacomo
IL 24 MARZO

"Casual", spettacolo di danza al teatro Lelio di Palermo

PALERMO. Un vecchio proverbio di memoria manzoniana recita che “l’abito non fa il monaco”.

Eppure i vestiti che indossiamo e gli accessori che portiamo, con i loro colori più o meno sgargianti, rappresentano il messaggio – o la maschera pirandelliana – che noi vogliamo offrire pubblicamente al mondo. Con ciò che indossiamo si parla, si comunica si evidenzia il proprio “Io verso gli altri”.

Tutto questo sarà reso in chiave coreografica in “Casual”, il nuovo spettacolo del regista e coreografo Marcello Carini, con il corpo di ballo dell’ASD Ensemble Junior Company, venerdì 24 marzo alle 21.30 al teatro Lelio di via Antonio Furitano, 5 a Palermo.

Il focus dello spettacolo è incentrato sulle relazioni odierne, ovvero quei rapporti “casual” dove - in una perfetta proporzione - gli oggetti stanno alle persone come queste alle relazioni, in un mix di lievi entità e difficoltà che paralizzano la propria veridicità d’animo.

Emerge quindi uno spettacolo che racconta un concetto europeo, che nella moda enfatizza la ricerca del confortevole, contrapposto alle convenzioni delle uniformi: la realtà costringe l’uomo a immergersi in continue contraddizioni.

Tutti elementi che Marcello Carini - con freschezza scenica e brio - rende tangibili sul palcoscenico alternando velocità e lentezza, corpi ora asettici e ferventi, ora solidi e spezzati in continua evoluzione, oggetti e persone, essere e dover essere, suono e silenzio, quel silenzio dell’anima a cui si obbedisce senza troppi nterrogativi, che fa della società stessa un automa, fradicio di una pioggia frivola da cui, più che proteggersi, si nasconde con l’ombrello della parvenza.

Ecco, dunque, che oggetti della quotidianità - come collane, zaini, occhiali, borse, cappelli - diventano simboli di ricerca per i ballerini della compagnia, i quali, a seguito del laboratorio coreografico condotto da Marcello Carini, «hanno dato vita ” – spiega il coreografo - a delle vere e proprie “metafore coreografiche, frutto di un processo di induzione del pensiero, che è stato poi trasformato in movimento, rappresentando così non solo una piccola statistica fatta da un tappeto di giovani della società attuale, ma anche l’opportunità di esprimere in primis il proprio ragionamento e poi il mio, non rischiando così di uniformarsi a sagome e manichini in movimento».

Una performance che porta a una domanda: quanto è arduo trovare il coraggio di riuscire a mantenere la propria autenticità, senza farsi sommergere da comode convenzioni?

Molte le sorprese che il coreografo riserverà al pubblico, il quale sarà invitato a una profonda e giocosa riflessione, dove inevitabilmente i ricordi verranno coinvolti.

«Chistian Dior – conclude Carini – diceva che “la moda evolve sotto l’impulso di un desiderio e cambia per effetto di una ripulsa” e tutti i torti non aveva: ritengo che viviamo, infatti, costantemente in un vortice di rigetto, adoriamo la forma con una tempistica abbastanza scandita e lottiamo costantemente e con ossessività contro la noia, senza fermarci mai a riflettere veramente sulla sostanza».

Una performance adatta a un pubblico giovane e non giovane, curioso e, ovviamente, “casual”.

Lo spettacolo è il quarto appuntamento di “Casual Theatre Project”, rassegna di arti sceniche che ha esordito lo scorso dicembre 2016 al Teatro Lelio di Palermo e che si protrarrà fino a maggio 2017, in cui al centro vi è l’universo giovanile con le sue tematiche e problematiche introspettive e culturali. La direzione artistica è di Marcello Carini e la coordinazione artistica di Renata Orlando.

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