Mafia, il processo contro il clan di Bagheria, 23 condannati in appello - I nomi e le foto

di

PALERMO. Riduzioni di pena per il clan di Bagheria. La tranche in abbreviato del processo Argo, giunta in appello, si conclude con alcune conferme e diverse diminuzioni di condanna. Il processo era quello dove venne fuori per la prima volta la scelta di pentirsi di Antonino Zarcone. Lo disse prendendo la parola per fare delle dichiarazioni spontanee: “Signor giudice... sono stato il capo del mandamento di Bagheria fino al 2011, intendo collaborare. Ho già fatto dichiarazioni che accusano me stesso e altri”. E sugli “altri” piovvero addosso le sue dichiarazioni a rendere più forte l'impianto accusatorio già ricostruito dalla Procura della Repubblica.

Ecco gli imputati e le rispettive pene: Roberto Aruta (2 anni), Salvatore Giuseppe Bruno (da 8 anni e 7 mesi a 8 anni), Lorenzo Carbone (2 anni e 10 mesi), Raffaele Catanzaro (1 anno e 4 mesi), Francesco Centineo (assistito da Giuseppe Farina, da 10 anni e 6 mesi a 5 anni e mezzo), Giacinto Di Salvo (da 12 anni a 10 anni e 8 mesi), Sergio Flamia (da 5 anni e 8 mesi a 4 anni e 8 mesi), Salvatore Fontana (da 4 anni e 4 mesi a 3 anni e 3 mesi), Vincenzo Gennaro (da 3 anni a 2 anni e 8 mesi), Silvestro Girgenti (da 10 anni a 5 anni e 4 mesi), Vincenzo Graniti (da 10 anni a 6 anni e 2 mesi), Umberto Guagliardo (assistito da Antonio Turrisi, da 6 anni a due anni e cinque mesi), Rosario La Mantia (da 14 anni e 6 mesi a 12 anni e 8 mesi), Salvatore Lauricella (14 anni), Pietro Liga (da 10 anni e 6 mesi a 6 anni), Francesco Lombardo (14 anni), Driss Mozdahir (da 12 anni a 7 anni e 5 mesi), Rosario Ortello (un anno), Nicola Pecoraro (un anno), Raffaele Purpi (da 3 anni a 2 anni e 8 mesi), Michele Rubino (1 anno e due mesi), Antonino Zarcone (2 anni e 6 mesi), Pietro Tirenna (da 4 anni e 8 mesi a 4 anni e 5 mesi).

Nel 2013, dall'operazione del Comando provinciale dei carabinieri di Palermo e del Ros, coordinati dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli, venne fuori lo spaccato di una mafia arroccata nelle tradizioni (dalla punciuta durante il rito di affiliazione alla presentazione dei nuovi picciotti agli anziani), ma che guardava al futuro investendo fiumi di denaro - la gran parte arrivata dal traffico di stupefacenti - nell'apertura di imprese edili, supermercati, agenzie di scommesse e locali notturni.

© Riproduzione riservata

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook