Anno giudiziario, allarme dei magistrati:
in Sicilia intreccio mafia-corruzione

PALERMO. "Quello della corruzione è un fenomeno gravissimo anche in Sicilia, anzi qui è ancora più complicato perché si intreccia con la presenza della mafia: e quindi le già difficilissime indagini contro la corruzione diventano ancora più complesse. La mafia, oltre ad avvalersi per le sue attività della tipica forza intimidatrice si avvale anche della corruzione per raggiungere i suoi scopi". Lo ha detto il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario.

"Il coinvolgimento del soggetto esterno - aggiunge - riduce il rischio di essere denunciati e perseguiti, non è più necessario ricorrere ad atti violenti che attirano l'attenzione degli inquirenti, si finisce con l'associare alle proprie attività illecite soggetti esterni che agiscono non solo perché intimiditi ma anche perché titolari di un tornaconto personale".

Lo Voi ha parlato della difficoltà delle indagini, dovuta anche dalle carenze legislative, e ha aggiunto: "Si riesce in definitiva a scalfire solo la superficie della corruzione, a scrostare un po' di intonaco dall'alto muro della corruzione che rimane solido".

Il procuratore generale, Roberto Scarpinato, ha parlato di una crescita di "estorsioni, usura, rapine, furti, reati contro l'ambiente, per non parlare dei reati concernenti la pubblica amministrazione. La crescita diffusa e eterogenea dell'illegalità, sembra essere l'effetto a valle dei dati macro economici a monte".

"Nonostante l'ottimo lavoro svolto dagli uffici giudiziari - ha concluso -, l'opinione pubblica perda fiducia nelle istituzioni. In questo quadro si spiegano le rare denunce delle estorsioni e delle testimonianze per rapine e furti. Le vittime, inoltre, non denunciano gli usurai perché si spaventano di perdere la loro unica fonte di sussistenza. Stessa cosa succede per i reati sul lavoro. Le politiche economiche nazionali hanno aumentato la forbice della diseguaglianza, allontanando sempre più le regioni meridionali dal resto del Paese".

"Una giustizia tardiva è in ogni caso un'ingiustizia - ha detto il presidente del Tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale -. Ci siamo molto dedicati a questo tema. Occorre che i giudici si attrezzino a mantenere un equilibrio tra qualità delle sentenze e velocità dei processi. Non bisogna infatti penalizzare la qualità delle sentenze che vengono emesse".

"È stata affrontata e risolta - ha spiegato - la grave crisi della sezione Gip/Gup con nuovi ingressi per sgravare gli informo carichi di lavoro. Anche negli uffici di cancelleria si procede verso una migliore organizzazione del lavoro con informatizzazione delle pratiche. Stiamo studiando anche un migliore utilizzo della magistratura onoraria. Si tratta di interventi che non risolvono tutte le criticità degli uffici dovute alla migrazione di molti colleghi. In questa condizione su può solo navigare a vista, non potendo programmare a lungo termine".

"Abbiamo - ha concluso - una scopertura del 13%, nel mio mandato sarei già contento di dimezzare questo gap. È necessario che l'afflusso dei nuovi magistrati sia frequente e tempestivo, ma servono anche le coperture delle assenze. Sempre più donne sono in magistratura e hanno il sacrosanto diritto di avere dei figli. Questo peso però non può gravare sul sistema, si devono arrivare le sostituzioni".

Immagini di Marco Gullà

© Riproduzione riservata

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