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Mario Di Fiore
LA SENTENZA

Benzinaio ucciso per il "pieno troppo caro", condanna a trent'anni

PALERMO. Trent'anni. Pena pesantissima per Mario Di Fiore, l'ex muratore accusato di avere sparato e ucciso, nel giugno scorso, Nicola Lombardo, un benzinaio di piazza Lolli, a Palermo.

Alla base dell'omicidio, secondo la ricostruzione dell'aggressione venuti fuori durante il lungo interrogatorio cui Di Fiore fu sottoposto in questura, motivi futili, ovvero il prezzo del carburante considerato troppo caro dall'ex muratore. Di Fiore - assistito dall'avvocato Giuseppe Avarello - avrebbe litigato con la vittima, sparandogli poi alle spalle con una 7,65 che possedeva illegalmente dopo avere subito due rapine. "Ho saputo che era sposato e aveva due figli, sono distrutto", aveva detto al suo avvocato.

Inizialmente gli inquirenti avevano pensato a un tentativo di rapina finito nel sangue, ma la dinamica dell'agguato aveva suscitato più d'una perplessità lasciando spazio alle ipotesi più disparate. Fino alla svolta avvenuta nelle ore successive all'omicidio, con il fermo di Mario Di Fiore, condotto in Questura e messo sotto torchio dagli investigatori della squadra mobile.

Era andato a trovare la figlia che vive nella zona di via Dante a Palermo. Poi aveva deciso di fare il pieno nel distributore di benzina in piazza Lolli. Mario Di Fiore ex imprenditore edile era armato perché in passato avrebbe subito due rapine. Si sentiva più sicuro ha detto agli agenti della mobile.

Quando Nicola Lombardo, il dipendente del distributore gli ha detto che doveva pagare 68 euro sarebbe andato su tutte le furie. Lui abituato a pagarne 60 euro non voleva sentire ragioni. Sarebbe rientrato in auto, impugnando la pistola 7,65 che teneva nel cruscotto e avrebbe fatto fuoco. È salito a bordo della Grande Punto scura ed è fuggito.

Le telecamere di alcuni negozi hanno ripreso un frammento della targa. Gli agenti della squadra mobile con migliaia di combinazioni sono risaliti alla vettura. Rintracciato nel suo appartamento a Brancaccio Di Fiore ha confessato il delitto. Gli agenti hanno poi chiuso il cerchio sul delitto quando in un magazzino a Ficarazzi ritrovarono la pistola in un secchio ricoperta da stracci.

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