CENTRO DI FORMAZIONE

Cerisdi di Palermo in crisi, si va verso la liquidazione

PALERMO. Il Consiglio di amministrazione del Cerisdi, dopo avere esaminato le relazioni degli uffici competenti e del collegio dei revisori, ha preso atto della condizione economica che non consente di proseguire l'attività. Spetta all'Assemblea dei soci, unico organo deputato, di deliberare la liquidazione.

L'Assemblea è stata convocata dal presidente del Cerisdi con all'ordine del giorno la liquidazione e la nomina del liquidatore. Sia della presa d'atto del Cda quanto della convocazione dell'Assemblea dei soci è stato tempestivamente informato il presidente della Regione della Regione siciliana.

Il presidente del Cerisdi, Salvatore Parlagreco, aveva invitato il governatore ad associare la Regione al Cerisdi in maniera da permettere il proseguimento dell'attività, sospendere contributi e finanziamenti previsti, ma non erogati, da tre leggi regionali vigenti, e ottenere congrui risparmi sui costi delle commesse per la formazione del personale della Regione da decenni attribuiti «in house», quindi senza gara, a enti nazionali.

«Il Cerisdi venga trasformato dal governo Crocetta in una società in house della Regione. C'è il rischio concreto che l'attuale centro di ricerca e studi direzionali venga smantellato perdendo ogni funzione per le quali è stato concepito. E sono a rischio anche i contratti di lavoro degli attuali dipendenti. Il governo Crocetta ha l'occasione anche con la finanziaria regionale di prossima approvazione di dare un futuro certo al Cerisdi e di rilanciarlo come società in house per l'utilizzo dei fondi Ue utili alla formazione e all'alta specializzazione». Lo afferma Edy Tamajo, deputato regionale di Sicilia Futura.

«La liquidazione rischia di essere l'epilogo temuto e preannunciato dell'attuale gestione del Cerisdi, espressione della Regione del tutto disattenta. Una gestione priva di progettualità e chiusa ad ogni forma di apertura a istituzioni e realtà locali e internazionali». Lo
dice il sindaco Leoluca Orlando. «Si compie una opera di mortificazione e dispersione di un potenziale di professionalità, che non vorremmo possa servire alla Regione per tornare in possesso del Castello Utveggio, ovviamente prevedibile oggetto di interessi speculativi - aggiunge - Si prospetta un film troppe volte visto in Sicilia: chiude una realtà di eccellenza e inizia abbandono e degrado di una importante struttura».

"Avendo appreso dagli Organi di stampa che Il Cda del Cerisdi ha avviato le procedure di messa in liquidazione riteniamo che le dimissioni della Governance del Centro siano un atto dovuto avendo dimostrato di non esser capace di individuare soluzioni atte al suo rilancio, nè a potenziare il Bilancio del Centro oggi estremante deficitario". Lo afferma in una nota Mimma Calabrò Segretario Generale Fisascat Cisl Sicilia.  "Probabilmente - aggiunge - qualcuno dimentica che drammatiche sono le condizioni in cui versano i 28 lavoratori del Centro che, pur non percependo alcuna retribuzione da sette mesi, continuano ad essere presenti nel proprio posto di lavoro, adempiendo ai compiti previsti, senza alcuna garanzia. L'ingresso dei due consiglieri di nomina regionale che, i in un primo momento avevamo appreso favorevolmente, non solo non ha portato ad alcun elemento di sviluppo concreto ma, paradossalmente alla fine, ha peggiorato la critica situazione con l'accumulo di compensi degli Amministratori del Centro che, ad oggi seppur sospesi, sembrerebbe continuino a maturare".

Per l'esponente della Cisl »non è accettabile che la spending review debba essere solo ed esclusivamente riversata sull'anello debole della catena e, cioè, sui lavoratori. Lancio pertanto un appello al Governo Regionale, alla Deputazione Regionale, al Comune di Palermo e IRCAC nella qualità di soci del centro nonchè alle altre Istituzioni convolte, affinchè attivino immediatamente tutti gli sforzi, gli interventi e le strategie necessari che abbiano come primo obiettivo la piena salvaguardia dei posti di lavoro ed un concreto rilancio delle attività del Centro che potrebbe essere il punto di formazione di eccellenza non solo per la Sicilia ma per paesi del Mediterraneo, onde scongiurare nefasti scenari e drammatici risvolti per i lavoratori e per le loro famiglie".

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