L'INCHIESTA

Tangenti, Lo Bosco lascia la presidenza di Rfi: i giudici chiariranno presto tutto

Nella lettera di dimissioni ribadisce la sua innocenza e l'intenzione di salvaguardare Rfi e dedicarsi alla sua famiglia.
Rfi, Dario Lo Bosco, Palermo, Cronaca
Dario Lo Bosco

PALERMO. Dario Lo Bosco, arrestato giovedì scorso con l'accusa di induzione alla concussione, si è dimesso dalla presidenza di Rete Ferroviaria Italiana. Attraverso il suo legale, l'avvocato Bartolomeo Romano, ha comunicato la sua decisione a Rfi. Lo Bosco, accusato di avere intascato una mazzetta di 58.650 euro da un imprenditore agrigentino, nella lettera di dimissioni ribadisce la sua innocenza e l'intenzione di salvaguardare Rfi e dedicarsi alla sua famiglia.

"Pur essendo certo che la magistratura potrà, nei tempi più brevi possibili, ristabilire la verità dei fatti riconoscendo la mia piena estraneità agli addebiti che mi sono stati rivolti - scrive Lo Bosco -, non voglio in alcun modo che una mia eventuale permanenza nella carica di presidente possa proiettare ingiustificate ombre anche sulla società alla quale sin qui, con passione e impegno, ho dedicato la mia vita professionale negli ultimi anni. In questo particolare momento di grave sofferenza personale - conclude - è mia intenzione dedicarmi esclusivamente alla mia famiglia".

Ieri l'avvocato Romano aveva chiarito: "Il mio cliente ha intenzione di rispondere al gip all'interrogatorio di garanzia per dimostrare la sua totale estraneità alle accuse che gli sono state mosse. Se chiarire la vicenda dovesse richiedere tempo, valuterà, ma solo per motivi di opportunità, la possibilità di lasciare Rfi".

Tangenti, altri quattro indagati - Foto e nomi degli arrestati

"Il progetto - spiega il legale - non è mai stato acquistato da Rfi. Dimostreremo che Rete Ferroviaria non ha mai avuto nessun rapporto con l'imprenditore". Campione, trovato in possesso di un libro mastro con nomi e cifre, ha confessato di avere distribuito tangenti a Lo Bosco e a due funzionari del Corpo Forestale siciliano.

Intanto sono stati fissati per lunedì prossimo, davanti al gip di Palermo Ettorina Contino, gli interrogatori del presidente di Rfi. Campione ha prima negato, poi ha ammesso di avere pagato. Lo Bosco avrebbe ricevuto 58mila 650 euro per spingere Rfi ad acquistare un sensore per il monitoraggio dell'usura delle carrozze ferroviarie affittate a terzi.

Quattrocchi e Marranca avrebbero ricevuto complessivamente circa 250mila euro: in cambio avrebbero evitato intoppi nei lavori di ammodernamento della rete di radiocomunicazioni della Forestale che l'imprenditore si era aggiudicato, vincendo un appalto di 26 milioni bandito dal Corpo forestale. Indagati anche Pietro Tolomeo, ex dirigente della Forestale per cui il gip non ha ammesso la richiesta di misura cautelare, la collaboratrice di Campione, Maria Grazia Butticè, il preside di ingegneria della Kore di Enna Giovanni Tesoriere e l'ingegnere della Forestale Libero Cannarozzo. L'inchiesta è coordinata dall'aggiunto Dino Petralia e dal pm Claudio Camilleri.

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