PALERMO

I colloqui su Facebook dopo lo stupro: «È stata una ragazzata»

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Le indagini sulle violenze dopo la serata in discoteca. Uno dei giovani contatta la ragazza sul social network: «Hai trovato due brave persone, ti auguro una buona serata»

PALERMO. «Sono un ragazzo pieno di ormoni...ne ho fatte miliardi di bravate...Siamo maschietti, difficile rifiutare una ragazza che ti vuole...». C’è il mondo virtuale, quello di Facebook e dei social network, nel quale tanti si spacciano per quello che non sono. E poi c’è il mondo reale, dove c’è sofferenza e dolore.

Come nella vita della diciassettenne violentata al termine di una serata alla discoteca Country. Un orrore che non dimenticherà più, eppure anche in questa storia mondo virtuale e reale si intrecciano, addirittura il primo cerca di prendere sopravvento sul secondo.

Uno dei presunti stupratori si scopre adesso, appena poche ore dopo avere commesso le violenze, ha contattato la vittima sul suo profilo FB, per raccontarle una versione diversa di quella notte. Nessuno stupro, anzi lei aveva avuto la fortuna di incontrare «due brave persone».
Il dialogo tra i due sul social network è contenuto nell’ordinanza di custodia che ha spedito agli arresti domiciliari i giovani accusati di violenza sessuale, per gli inquirenti si tratta di una sorta di «anticipata difesa».

Paradossalmente secondo il giudice proprio queste conversazione sul social hanno aiutato la giovane, sconvolta dalle violenze, a «riordinare i suoi ricordi».

Ecco alcuni brani. «Magari un giorno, parlandone ti tornerà in mente tutto, ragazzate che tutti facciamo - scrive il giovane -, nonostante quello che è successo (per volontà di qualcuno in particolare), sei riuscita a tornare a casa...hai trovato 2 brave persone, ti auguro una buona serata, vado a prepararmi per uscire».

Ma la ragazza non ci sta, mette alle strette il giovane che risponde così: «perchè detta così, pare che abbia fatto tutto io, o magari ti abbia costretta, ne ho fatte miliardi di bravate». La contrapposizione diventa più netta con il passare dei giorni e l’11 gennaio, dopo la denuncia della ragazza e dei suoi genitori alla polizia, il giovane replica così via web: «Io non voglio né accusarti, né difendermi - si legge -, è solo immaturo quello che hai detto a... che era all’oscuro di tutto, mi ha contattato chiedendomi, nonostante questo io non gli ho raccontato nulla. Tanto per farti comprendere la mia maturità. Quella sera io non sono venuto a cercarti, mi sei passata accanto e hai cominciato a baciarmi in un modo assurdo, mi stavi spogliando davanti a tutti...Io ero venuto in macchina con un mio amico e andandomene doveva venire obbligatoriamente con me. Hai detto le stesse identiche cose a lui! Siamo maschietti, difficile rifiutare una ragazza che ti vuole...Io guidavo e tu...finito tutto, io ti ho chiesto dove abitassi, mi sono preoccupato per te. Ti ho riaccompagnato a casa e cercavo in tutti i modi di renderti tranquilla perchè forse dopo averlo fatto ti sei sentita in colpa».

Frasi che, secondo l’accusa, invece di alleggerire la posizione degli arrestati, forniscono conferme alla ricostruzione della procura. Prima fra tutte «la circostanza che il rapporto sia stato consumato da entrambi i soggetti - scrive il giudice -, nè appare credibile che in questa sorta di ”anticipata difesa”, la ragazza fosse cosciente e soprattutto accondiscendente». Il gip scrive nell’ordinanza che la ragazza ha riportato due ematomi alla gamba sinistra e al ginocchio destro, oltre ad escoriazioni nelle parti intime. E infine il giudice conclude così: «Il nucleo essenziale degli accadimenti - si legge -, trova un’inaspettata ed indiretta conferma nei dialoghi via Facebook intrattenuti con il giovane, sebbene quest’ultimo abbia sostenuto, dalla sua linea ”difensiva anticipata”, la tesi della volontarietà del rapporto e, comunque, una forma di spinta provocazione sessuale a cui ”i suoi ormoni” e quelli del suo amico non avrebbero resistito».

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