PALERMO

L'alcol e l'incontro sbagliato, il racconto della minorenne violentata

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«In fondo era solo un bicchiere di vodka. Poi ne ho preso un altro. E qualcos’altro ancora: ormai bevevo dalla bottiglia...»

PALERMO. Se non fosse il dolente racconto di uno stupro, potrebbe anche sembrare lo spot contro l’abuso di alcool. È la ragazza violentata dopo una serata in discoteca che parla di cocktail e superalcolici, ne descrive gli effetti. Ed i terribili pericoli, quando si raggiunge il punto di non ritorno e si perde il controllo di sè. Come avvenne la notte del 26 dicembre scorso, quando la giovane iniziò a bere mentre era al Country e si sentiva libera e felice. E poi incontrò un ragazzo dagli «occhi dolci»... e iniziò l’incubo. È uno psicologo incaricato dalla Procura a far affiorare questi ricordi che ancora sconvolgono la minorenne, contenuti nell’ordine di custodia del gip Vittorio Anania che ha spedito agli arresti i due presunti violentatori.
«So che non devo bere alcolici - risponde al consulente del pm Ennio Petrigni -, e una parte di me lo ripete sempre, mi fa il lavaggio del cervello continuo, sperando di persuadermi del tutto. Purtroppo sono senza pensieri, mi diverto, sto bene. Come non ci stavo da tanto, tanto tempo. Allora mi illudo che un bicchiere o due non possono farmi niente di male, “sono solo due bicchieri in fondo”. Ma ovviamente mi sbaglio».
In quel periodo la ragazza era sotto cure mediche, lo psicologo le chiede quali e quante bevande ha preso quella sera e le caratteristiche del farmaco che assumeva. La minorenne «ammette di avere volontariamente assunto una dose elevata di alcool - scrive il consulente -, e sembra essere bene informata sul farmaco che prende. Non sembra tuttavia che emerga sufficiente consapevolezza circa i rischi che corre».
Subito dopo inizia il racconto della serata ad altissimo tasso alcolico. «Erano circa l’una o l’una e mezzo, non ricordo esattamente, ed io sono rimasta lì a ballare - afferma -, dopo un po’ mi hanno offerto da bere ed ho deciso a quel punto, “vabbè, un bicchiere posso anche concedermelo” e quindi ho bevuto un bicchiere”. Credo fosse vodka liscia, non ne sono sicura, almeno il primo era vodka». Ma è solo l’inizio, la notte è ancora lunga. «Dopo circa 10-15 minuti - prosegue -, ho deciso di bere un altro bicchiere, a quel punto però siccome nel tavolino di questo privè c’erano anche altre bottiglie, non solo la vodka, suppongo di avere bevuto anche qualcos’altro, perché il sapore non era più quello della vodka, non vedevo molto bene».
Lo psicologo le chiede: «Li hai versati tu? Ti sei fatta tu da bere?». Lei risponde: «Ho preso io il bicchiere, la bottiglia... bevevano tutti da quella bottiglia... Insomma ho bevuto massimo tre bicchieri, però dopo mezz’oretta, verso le due, cominciavo a non capire più molto bene, iniziava a girarmi la testa, ballavo e cadevo, quindi ho capito che ero ubriaca».

L’alcool inizia a fare i suoi effetti e nessuno aiuta la ragazza che ormai non riesce a stare nemmeno in piedi. In discoteca è arrivata con alcuni amici e parenti, ma li ha persi di vista ed è ormai ubriaca. Il racconto diventa sempre più drammatico. «Siccome c’erano delle scale in questo privè dove ero coi ragazzi, mentre scendevo, cadevo - afferma -. Ricordo che era terribile perché... perché non ricordo nient’altro e quando ho ripreso coscienza nella mia non lucidità ho provato ad alzarmi, a camminare, ad andare verso l’uscita ed a quel punto sono caduta sopra un ragazzo che non conoscevo però di faccia mi sembrava familiare... infatti mi ha detto: “Come stai, vedo che stai male” e diciamo mi ha colto in questo modo, io in un momento in cui non avevo totalmente la lucidità e non sapevo nemmeno dove fossero i miei amici, né cosa fare, mi sono affidata a lui, in un certo senso. Nel senso, lui mi ha preso ed io mi sono lasciata prendere...».

Incontra la persona sbagliata nel momento sbagliato, quando la vodka e chissà cos’altro la rendono del tutto indifesa. «Questo ragazzo probabilmente lo avevo incontrato ad un’altra di queste serate molto tempo prima e che probabilmente avevo anche su Facebook - dice la ragazzina -, per questo sapeva come mi chiamavo, però io lo ricordavo di faccia ma non ricordavo il suo nome. Lui mi dice “ora ti riporto dai tuoi amici se mi dici dove stanno”, io però non sapevo dirgli dove fossero, cadevo in continuazione. Lui non riesce a trasportarmi da solo, e chiama un altro suo amico che faceva parte del suo gruppo, dei quali non ricordo le facce». I due si ritrovano tra le mani una ragazza sola e stordita, completamente annebbiata dall’acool. La tragedia sta per compiersi.

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