SERVIZI SOCIALI

Palermo, il dormitorio pubblico rischia di chiudere

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Diatriba tra il Comune e l'associazione che gestisce la struttura. La danza delle ombre: "Attendiamo i rimborsi delle fatture da 13 mesi". Il Comune: "Presentate fatture incomplete e anomale"

PALERMO. Rischia di chiudere il dormitorio pubblico di piazzetta della Pace, che accoglie ogni notte circa 40 persone tra senza tetto e clochard. Ieri, gli operatori e volontari di La danza delle ombre, associazione che si occupa dei senza fissa dimora e che gestisce la struttura insieme alla Frate Gabriele Allegra onlus, avevano indetto una protesta contro il Comune perché in attesa da 13 mesi dei pagamenti per il servizio reso. "Aspettiamo circa 60 mila euro di rimborsi dal Comune", dice Marina Scardavi, la presidente dell'associazione. Dura la risposta dell'assessore alle Attività sociali Agnese Ciulla: "Ovviamente chiunque interrompa un servizio pubblico di quel tipo se ne assume tutte le responsabilità in ogni sede, anche e soprattutto quando è responsabile unico dei lamentati ritardi nei pagamenti da parte del Comune".

"Non veniamo pagati da 13 mesi – spiega Marina Scardavi -, aspettiamo dal Comune una somma che si aggira sui 70 mila euro. Intanto i costi ci sono e noi non siamo più in grado di sostenerli con le sole risorse nostre e dei volontari. Il pericolo della chiusura è molto vicino".

Secondo il Comune, però, i ritardi nei pagamenti sarebbero legati alla documentazione incompleta e con "alcune anomalie" presentata dalla stessa associazione  come rendicontazione: "Purtroppo, come gli uffici hanno segnalato immediatamente, nella emissione delle fatture sono state riscontrate alcune "anomalie". Una fattura riportava importi errati, con somme che in realtà erano già state pagate dal Comune e non dovevano essere fatturate nuovamente".

Dopo l'annuncio della cosiddetta "notte bianca" dei clochard, in cui l'associazione aveva deciso di chiudere la struttura in segno di protesta, stamattina un incontro con l'assessore comunale alle Attività sociali per trovare una soluzione alla vicenda ed evitare così la chiusura di quello che è l'unico dormitorio pubblico comunale della città.

 

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