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Non erano falsi ciechi: assolti dopo due anni

Ai tre invalidi di Santa Flavia e Misilmeri, denunciati dalla Finanza nel 2013, erano stati sequestrati beni per mezzo milione

PALERMO. La Guardia di finanza non aveva avuto alcun dubbio quando, più di due anni fa, li aveva filmati mentre passeggiavano tranquillamente per strada, facendo la spesa e andando a messa senza alcuna difficoltà: quei tre, ufficialmente titolari da decenni di pensioni di invalidità per via della loro cecità, non potevano che vederci benissimo. Per Antonio Aliotta, di Santa Flavia, e i fratelli Gesualdo e Caterina Di Pisa, di Misilmeri, era così scattata non solo la denuncia per truffa aggravata ai danni dello Stato - quantificata complessivamente in più di mezzo milione di euro - ma anche il sequestro dei beni e la sospensione della pensione alla quale, secondo l’accusa, non avrebbero avuto diritto.

In realtà, però, come è emerso al termine del processo a loro carico, i tre hanno effettivamente gravissimi problemi alla vista e avrebbero percepito del tutto lecitamente il sussidio da parte dello Stato: sono stati assolti, infatti, con formula piena «perché il fatto non sussiste». La fine di un dramma. Qualcuno che non ha visto chiaramente in questa vicenda c’è, ma non sembra siano stati i tre imputati.

Il processo si è svolto davanti al gup di Termini Imerese con il rito abbreviato, condizionato però ad una perizia, richiesta dalla difesa di Aliotta e dei fratelli Di Pisa, volta a verificare concretamente il loro stato di salute. L’esito dell’accertamento è stato così clamoroso ed inequivocabile da spingere lo stesso pubblico ministero, che in precedenza aveva chiesto il rinvio a giudizio dei tre presunti truffatori, ad optare per l’assoluzione.

Perché, per il perito, si sarebbe di fronte a forme gravissime di atrofizzazione del nervo ottico, tali in un caso da aver richiesto addirittura l’applicazione di una protesi di vetro. I tre, in altre parole, sarebbero ciechi per davvero. Il giudice non ha potuto far altro che prendere atto della perizia e decidere per l’assoluzione.

Aliotta, titolare della pensione dal 1974, e i fratelli Di Pisa, che percepivano il sussidio dal 1988, erano stati seguiti e filmati dai finanzieri, che avevano così documentato come il loro stato di salute non sarebbe stato compatibile con le azioni svolte quotidianamente: passeggiare per strada, pulire a terra con una scopa, fare la spesa ed andare a messa. Riprese alla mano, gli investigatori avevano ritenuto di trovarsi di fronte ad una truffa in piena regola. Quantificata in circa 520 mila euro. Per i tre erano iniziati guai seri: oltre all’inchiesta penale, si erano ritrovati senza pensione - e dunque reddito - e per giunta con i beni sequestrati. La loro storia, in un periodo di crisi e di caccia agli sprechi e alle furberie, aveva fatto il giro d’Italia, attraverso la televisione. Due anni dopo, però, al posto della presunta truffa sembra esserci un clamoroso errore giudiziario.

 

 

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