FINO AL 28 GENNAIO

Palermo, Stefano Accorsi e Marco Baliani portano in scena il Decamerone al Teatro Biondo

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PALERMO. Un personaggio comico, uno drammatico, uno pesca nella commedia dell’arte, l’altro nella filodrammatica, l’ultimo nell’humour nero. “Il Decamerone è un invito a nozze per un attore e un regista”, dicono Marco Baliani e Stefano Accorsi, le anime di questo “Decamerone - Vizi, virtù, passioni”, libero adattamento del poema fiorentino che debutta stasera alle 21 al Teatro Biondo che lo ospiterà fino al 28 gennaio. Sette novelle in tutto, scelte con attenzione, una sorta di viaggio nel mondo del teatro per fuggire la “peste”, i mille mali del mondo di oggi. “Sono sette novelle, ognuna delle quali ha un suo stile e personaggi diversi – spiega Accorsi, in scena con Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu, Naike Anna Silipo – quindi un vero prontuario di teatro che si basa su un puntiglioso lavoro di drammaturgia e scrittura. Si ascolteranno tutti i dialetti, Boccaccio ha elaborato un’idea di nazione in pieno 1300, tutto è giocato sul ritmo, non si corre il rischio di far perdere l’attenzione”.

Il lavoro con Baliani…”Bello, sicuramente, mi ha aiutato e migliorato. Se ripenso all’”Orlando Furioso”, il nostro primo progetto, posso dire che oggi mi sento profondamente diverso, più forte teatralmente, più preparato. Marco Baliani quando fa l’autore, scrive; ma se, come in questo caso, è il regista, dirige, aggiusta, conferma oppure con un colpo di penna, taglia quello che non funziona, e chiede a noi attori di essere partecipi”. La gente viene a teatro per vedere Accorsi. “L’elemento popolarità c’è, saremmo ipocriti a dire che non esiste; abbiamo voluto costruire un prodotto popolare nel senso alto del termine. Ma la gente ritorna, ride, applaude, resta a teatro: questo vuol dire che lo spettacolo funziona e non solo Accorsi”. L’attore bolognese sarà a marzo su Sky Atlantic HD con la serie di cui è ideatore e interprete, “1992”, regia di Giuseppe Gagliardi: dieci episodi, un viaggio indietro nel tempo alla vita quotidiana di un anno che ha cambiato l’Italia, dalle stragi a Tangentopoli.

Secondo Marco Baliani, “i classici sono tali perché attraversano i secoli e sono sempre attuali. Questa è una drammaturgia nuova, di Maria Maglietta, che riscrive il testo di grandi lavori letterari, scegliendone le novelle in modo da formare un ritmo altalenante, una struttura polifonica che guarda ora al basso e popolare, da filodrammatica, altre volte vola alta, da teatro classico. Un immenso vulcano di possibilità per gli attori, un catalogo di destini alla Calvino, per risollevare lo spirito, ma anche riflettere e tornare sui propri passi”. Si sentiranno anche dialetti diversi, dai tre fratelli messinesi a Calandrino in bolognese, a Mutolo che è diventato sardo. Boccaccio ideò l’Italia unita prima di ogni altro. Sempre con Stefano Accorsi, Baliani sta lavorando ad un nuovo progetto su Machiavelli, sull’uomo di potere, sul politico, con tutte le sue contraddizioni. Nel frattempo, il 26 gennaio, nella Giornata della memoria a Roma, prepara un concerto-recital sulle musiche strappate alla morte dai lager nazisti, “Tutto ciò che mi resta”; e per il Festival delle colline torinesi, sta lavorando ad un nuovo spettacolo di narrazione, “La trincea” sugli orrori di oggi, partendo dagli anni in cui cominciavano gli esperimenti di massa sul corpo che diventa merce.

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