CALCIO

Palermo, il lavoro vale più del denaro
L'analisi di Carlo Brandaleone

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A metà campionato il Palermo si ritrova con gli stessi punti di Inter e Milan, alle quali ha preso quattro punti su sei. Ci limitiamo al confronto con le milanesi perchè è con questi club che spicca maggiormente la differenza tra quanto speso e quanto ricavato sul campo. Il Palermo oggi più che mai raccoglie i risultati del suo lavoro quotidiano, di una mentalità operaia che Iachini ha introdotto e che non apparteneva alla «cultura» del club rosanero.

Vitiello, portato senza soldi a Palermo da Perinetti, può considerarsi l’ultimo tassello, o meglio l’ultima conferma che nel calcio italiano di oggi - con pochissimi campioni di prima fascia - il gruppo e l’organizzazione contano più di ogni altra cosa. E quando parliamo di gruppo intendiamo l’intensità del lavoro quotidiano, la cura del particolare, il rispetto e l’amicizia nello spogliatoio. Valori che oggi il Palermo esprime come poche altre squadre in A. E dire che questo è il Palermo più «povero» dell’era Zamparini, un club che fa fatica a pagare gli stipendi e che non può muoversi sul mercato.

Iachini, che tra i tecnici della serie A è tra i meno titolati, sta impartendo a tutti i colleghi una bella lezione.
Vorremmo dire qualcosa sulla vicenda Muñoz che divide i fans rosanero. Era chiaro da tempo che l’argentino non avrebbe firmato. Motivi suoi, magari c’è chi gli offre di più, chi alletta il suo procuratore, chi gli prospetta grandi traguardi sportivi. Non è che Muñoz è il primo caso nel calcio italiano, e neppure sarà l’ultimo.

Per non andare lontani Simplicio non rinnovò e andò alla Roma. Nocerino disse chiaramente che non avrebbe firmato e il Palermo lo cedette al Milan. A Firenze Montolivo rifiutò di prolungare il contratto e anche lui si svincolò gratis. Sono queste le regole del calcio, le stesse regole che consentono a un club di non rinnovare un contratto a un calciatore quando non lo ritiene più conveniente. Lo ha fatto spesso anche il Palermo, è nel suo diritto. Insomma non si può ragionare «liberal» a senso unico. Schierare Muñoz o meno è un discorso diverso, perchè è chiaro che un giovane che avverte pressioni può anche non rendere al massimo. Ma non ci risulta che l’argentino abbia mai accusato imprecisati problemi fisici per tirarsi fuori. Finora ci ha messo sempre la faccia e le gambe.

Sabato sera per una della partite più importanti della stagione il Barbera era pieno a metà. C’era più gente col Sassuolo e col Cagliari. Il perchè è evidente, per il costo dei biglietti. E la cosa ci ha sorpreso. Pensavamo che il club rosa avesse intrapreso una strada precisa, quella di provare a riempire lo stadio incoraggiando nuove fasce di utenza (giovani, donne, famiglie). Ci sfugge il senso di questo passo indietro.

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