IL PIANO

Un «marchio» per il Teatro Biondo: niente intesa Comune-Regione

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Sul piatto 800 mila euro. Ma l’iter per accorpare diversi enti non trova una soluzione condivisa

PALERMO. Due posizioni nettamente diverse. E la Fondazione a far da pacere. Ancora una volta allo Stabile, Comune e Regione si sistemano su due scranni opposti, le due mangiatoie dell’asino di Buridano, solo che manca l’asino.

E una sola certezza: 15 giorni di tempo per presentare la domanda a Teatro nazionale, che scade il 31 gennaio e si porta dietro un corredo di 800 mila euro che al Biondo servono come il pane. Da un lato il Comune presenta una proposta che unisce Stabile, Mimmo Cuticchio, i teatri Garibaldi e Libero, sotto un’unica egida e un solo direttore (Roberto Alajmo); dall’altro, la Regione cassa, e rilancia con un progetto sugli Stabili di Palermo e Catania, per un unico grande teatro siciliano, non si capisce diretto da chi.

Per il momento, l’unico passo avanti tra due enti che non dialogano, è prospettiva di un comitato comune (che in due settimane formalizzi una candidatura a cui gli altri teatri italiani lavorano da mesi) ma quando formarlo non si sa. Il Comune si mette il ferro dietro la porta e l’assessore Andrea Cusumano parla già di un polo alternativo al Biondo (sempre di Garibaldi, Libero e Cuticchio), che possa presentare una candidatura autonoma come Teatro Nazionale.

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