IL CASO

Senzatetto a Palermo, tra Curia e Comune prove d’intesa

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Ieri l’incontro fra l’arcivescovo Romeo e Agnese Ciulla, che mette fine alle polemiche. L’assessore ammette: «Possibili solo interventi tampone, ma non basta»

PALERMO. Scoppia la pace tra Comune e Chiesa, dopo giorni di scontri a distanza, di accuse e rivendicazioni sull'emergenza più grave che Palermo attraversa in questo momento: la povertà.

Il primo passo l'ha fatto il cardinale Paolo Romeo, duramente attaccato (lui e in generale le istituzioni ecclesiali) dal sindaco Leoluca Orlando in una lettera indirizzata a Papa Francesco su un atteggiamento «riluttante» a concedere l'uso di immobili di istituzioni ecclesiastiche per i senzatetto.

Il «grande offeso» ieri ha preso il telefono e ha chiesto un incontro all'assessore comunale alle Attività sociali, Agnese Ciulla, per conoscere, come annunciato durante l'intervista a Tgs, quale pianificazione strategica abbia il Comune in merito al problema dell'emergenza abitativa e dell'accoglienza dei migranti e mostrando quello che invece fa già la Chiesa. Senza nascondere la sua amarezza e il suo dolore per l'attacco «scorretto» ricevuto dal sindaco, l'arcivescovo aveva già sollecitato l'amministrazione a dichiarare le modalità di utilizzo dei beni confiscati alla mafia, proprio per dare risposte concrete ai senzatetto.
L'assessore Ciulla ha accolto l'invito all'incontro e si è recata in mattinata al Palazzo arcivescovile, affrontando col cardinale Romeo vari punti della collaborazione già esistente tra enti legati alla diocesi e Comune, proprio per rispondere ai tantissimi bisogni della città. «La verità è che la soluzione all'emergenza abitativa non è una, ma devono essere molteplici - chiarisce Agnese Ciulla -. Abbiamo solo una decina di abitazioni confiscate da potere destinare a questo scopo, ma anche se fossero cento non risolverebbero il problema».

E ammette: «Ragioniamo sempre cercando di tamponare l'emergenza e non rivendicando politiche di sviluppo. C'è una grande assente che è la programmazione ed è un problema che non passa solo dal Comune. È mai possibile che non riusciamo a intervenire in termini di politiche lavorative?».

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