L'ANALISI

Il Palermo di Guidolin e quello di Iachini: percorsi paralleli

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Dieci anni dopo stessa grinta da matricola e la speranza concreta di un posto in Europa

PALERMO. Rileviamo molte analogie tra questo Palermo e quello che dieci anni fa, nella stagione 2004-2005, affrontò per la prima volta la serie A sotto la guida di Guidolin e che a fine stagione, giungendo sesto, sorprendentemente conquistò un posto in Europa League. La prima analogia è che entrambe le squadre sono partite a luci spente, in quanto matricole. E in quanto matricole si sono fatte strada con l’entusiasmo e l’affiatamento maturato durante il campionato di B vinto. Entrambe al primo posto. Il Palermo di Guidolin dopo 17 partite aveva ventiquattro punti ed era sesto in classifica.

Il Palermo di Iachini dopo 17 partite ha venticinque punti ed è settimo. Il Palermo di Guidolin segnava meno (16 gol contro i 27 attuali) ma subiva anche meno (13 gol contro i 26 del Palermo di oggi). Entrambe le squadre giocano con una sola punta (Guidolin schierava Luca Toni, Iachini impiega Dybala) e almeno un trequartista di grande qualità: Zauli con Guidolin, Vazquez con Iachini. Più forte la coppia Toni-Zauli tutta italiana o quella composta da Dybala-Vazquez tutta argentina? Certamente Toni e Zauli arrivarono a Palermo nel pieno della maturità, Dybala e Vazquez hanno ancora margini di miglioramento.
In ogni caso sia il Palermo di Guidolin che quello di Iachini giocano con la difesa a tre (Guidolin in realtà in quell’anno giocò spesso anche a quattro), l’unica vera differenza tattica sta nel fatto che Guidolin usava spesso anche un altro trequartista alle spalle di Toni (Brienza o uno dei Filippini). Ma sono in fondo piccole differenze a fronte di una lunga serie di somiglianze che lasciano ben sperare. Perchè quel Palermo, seppur matricola, come questo di Iachini faceva della compattezza e dello spirito guerriero la sua principale risorsa.

Barzagli e Zaccardo (che poi vinsero il Mondiale) erano gli attuali Munoz e Gonzalez, Maresca sta provando a fare il Corini, Sorrentino vale certo Guardalben e chissà che Dybala non arrivi ai venti gol finali di Luca Toni. È in perfetta media. Un dato «geografico» separa nettamente le due squadre: il Palermo di Guidolin era tutto italiano, quello di Iachini martedì ha schierato otto stranieri.

Quel Palermo, dicevamno, arrivò sesto con 53 punti, la media fu dunque di 1,40 punti a partita. Questo Palermo di Iachini viaggia a una media leggermente superiore, ovvero a 1,47 punti a partita. E allora arriviamo al nocciolo della questione. Se il Palermo di Guidolin riuscì a centrare un posto in Europa League (che si chiamava Coppa Uefa) può riuscirci anche questo di Iachini. Che forse sul piano della qualità ha qualcosa in meno, ma si sta cimentando in un campionato per valori tecnici complessivi assai inferiore di quello di dieci anni fa. Allora perchè non provarci, alzare finora l’asticella delle ambizioni, riscaldare un po’ questa tifoseria infreddolita e malata di nostalgia? Dire di puntare all’Europa tre mesi fa poteva sembrare quantomeno presuntuoso, sostenerlo ora non sarebbe nulla di più che un gesto di realismo. Perchè oggi otto gennaio il Palermo è la più bella sorpresa della serie A.

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