PALERMO

Personale, attrezzature, bollette: i costi del Comune

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Servizi a domanda individuale: spese elevate e pochi incassi. Asili nido: 18,9 milioni a carico dell’amministrazione, dalle rette arrivano meno di 500 mila euro

PALERMO. Sui servizi a domanda individuale il Comune è ancora lontanissimo dal recuperare una quota accettabile delle spese. calcolando tutti gli incassi, si è nell’ordine di percentuali risibili a fronte di costi elevati molto sostenuti per manutenzione, personale, attrezzature, bollette.

Lo dimostra chiaramente il rapporto di gestione 2013, il librone licenziato dalla giunta con cui vengono analiticamente indicati servizi resi, costi sopportati, personale impiegato di tutto l’apparato comunale. E se il settore della Cultura presenta sorprendenti elementi di criticità nel rapporto tra fruizione e costi sostenuti, non scherza nemmeno quello del settore educativo e degli impianti sportivi. Prendiamo gli asili nido. Sono in tutto ventinove e vanno dalla A come Allodola alla T, come Tornatore.

Quattro comunque non sono in funzione. In organico ci sono 561 unità di personale, sedici in meno rispetto al 2012; 940 i posti disponibili, cioè i bambini che possono essere ospitati a fronte di 1.296 istanze presentate: è del 72,53 per cento la percentuale di richieste soddisfatte. Ma il raffronto con la popolazione residente da 0 a 3 anni, pari a 25.671 bimbi, fa emergere una capacità, diciamo così, ricettiva pari al 3,66 per cento, nel 2012 era del 3,90 nel 2011 del 3,93 per cento.

Comunque si tratta di un’organizzazione complessa, che ogni anno somministra qualcosa come 473.746 pasti e spende 18milioni 906 mila euro nel 2013: +5,71 per cento, infatti costava 15 milioni 726 mila nel 2012 e 18 milioni 463 mila nel 2011. A fronte di ciò le entrate dall’utenza, cioè quanto i genitori pagano a seconda della fascia di reddito (da un minino di 12,50 euro al mese a un massimo di 375 euro) è di appena 534 mila 576 euro: +2,83 per cento rispetto al 2012.

Ma, si capisce, si tratta si servizi necessari alla collettività. Anche se, come più volte rilevato dagli organi di controllo, andrebbe adeguato al rialzo il livello del contributo.

Andiamo agli impianti sportivi. Ce ne sono dodici gestiti direttamente dall’amministrazione: dalla piscina di viale del Fante al pattinodromo di via Duca della Verdura, dallo stadio delle Palme al Velodromo.

Palazzo delle Aquile mette a disposizione 191 impiegati per tenere aperte le strutture, con un costo complessivo di 5 milioni 215 mila, -3,54% rispetto al 2012 quando il costo si attestò su 5 milioni 406 mila. Alle spese per il personale, vanno aggiunti i costi per bollette, materie prime, pulizia, piccola manutenzione. E così il costo complessivo balza a 7 milioni 218 mila 101 euro, +11,19 per cento rispetto ai 6 milioni 491 mila dell’anno precedente.

«Su questa voce - spiega l’assessore Cesare Lapiana - gioca la circostanza che ora gli impianti restano aperti per un numero di ore superiore. E tendiamo per alcuni di essi come la piscina di tenerla aperta sino alle 23,30 o addirittura mezzanotte».

In tutto gli utenti in dodici mesi sono stati 391 mila 615, una tendenza in crescita visto che nel 2012 gli utenti furono 381 mila ma nel 2011 arrivarono a 399 mila. I ricavi provenienti dall’utilizzo degli impianti ammontano appena a 469 mila 832 euro, appena il 6,5 per cento di quanto costa mantenere in piedi tutto l’ambaradan. La piscina è la struttura che incassa più soldi, ma i dati danno in caduta anche questo dato: 350 mila euro incamerati nel 2013, nel 2012 erano stati 445 mila e nel 2011 433 mila.

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