OPERAZIONE EDEN II

Messina Denaro, rapine in banca
pianificate dai gregari su Facebook

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Quello delle comunicazioni per i boss è un vero rompicapo. Per cercare di non essere intercettati cercano sempre dei prestanome per avere delle schede telefoniche pulite

PALERMO. Il gruppo di fuoco capeggiato da Girolamo Bellomo, nipote di Matteo Messina Denaro, sembra volesse compiere una rapina nell’hinterland bolognese. Per organizzare e mettere a segno il colpo si era affidato a uomini fidati palermitani Ruggero Battaglia e Giuseppe Nicolaci.

Qui i tre avrebbero potuto contare sull'appoggio di soggetti già inseriti in quel contesto territoriale. Scrivono gli inquirenti che il gruppo capeggiato da Bellomo dimostrava anche una "singolare capacità di proiezione pianificando eventi delittuosi da perpetrare al di fuori del territorio siciliano". Infatti, sin dai primi giorni del mese di agosto del 2013 alcune intercettazione avrebbero consentito di accertare come si stava pianificando il colpo, con il contributo di “Pucci” Salvatore D’Angelo e con il contributo logistico ed informativo di Calogero “Rino” Ingarra. E tra viaggi per fare dei sopralluoghi, come quello organizzato dallo stesso Luca Girolamo Bellomo, il 17 settembre del 2013 insieme a Giacomo Schiera, con lo stesso Calogero Ingarra nel negozio Comet in un grande centro commerciale, i rapporti e i dettagli sull’organizzazione del colpo venivano concordati utilizzando anche Facebook.

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Quello delle comunicazioni per i boss è un vero rompicapo. Per cercare di non essere intercettati cercano sempre dei prestanome per avere delle schede pulite. “Domani, da domani sera in poi vedi di farti ....vediamo come posso fare per rintracciarti eh io, io il numero io non ho trovato a nessuno che si accollava una scheda telefonica eh lo capisco, lo capisco, lo capisco ...ine... a chi chiedere... tu pero hai il numero, tu pero hai un mumero poi, io ti ho dato un numero giusto? io..tu il numero ce l'hai si tu me lo devi ridare il numero. No io non te lo posso dare che ce l'ho li, quindi non te lo posso dare aspetta ma tu il numero l’ho mandato dove su whatsup? si, si, si, si. e perche io ho cancellato, ho cancellalo tutte cose su whatsup io pensavo che..., e io domani te lo do”.

E così i boss utilizzano anche Facebook per cercare di comunicare anche con profili un po’ taroccati. Il 10 ottobre 2013, Salvatore D’Angelo, utilizzando il computer sottoposto ad intercettazione telematica, tramite il proprio profilo "Facebook", contattava Calogero Ingarra, fornendogli i dettagli di una nuova trasferta da sviluppare nel hinterland bolognese: "pensi per tutto tu così iniziando da lunedì mattina possono fare tutte le analisi del caso e preparare l'intervento o lunedì stesso o comunque quando sarete pronti martedì...mercoledì., vedi tu ma loro vorrebbero fare subito...tutto in giornata possibilmente ... un day hospital insomma io ti darò conferma precìsa dell'orario domenica stesso... tu comunque considera intorno le 20.30-21 saranno lì «debbo sentire il dott x qualche gg penso di si... comunque spero di fare tutto viene su Anke suo padre”. Ingarra...si l'accompagna lui...la sera vanno a dormire dove tu lo porti dall'indomani mattina vedete il tutto ... era inutile farlo salire ieri o oggi la settimana stava per finire cosi gli ho consigliato di salire su domenica mattina presto in modo che per sera sono da te..”.

Nei giorni precedenti, Calogero Ingarra, veniva, evidentemente, incaricato di provvedere a trovare un alloggio "sicuro" che potesse essere utilizzata dal gruppo criminale durante la trasferta emiliana. Doveva servire un appartamento sicuro per alloggiare quattro persone. Una ricerca non semplice visto che ad un certo punto gli investigatori intercettavano Ingarra che diceva: “dove cazzo li metto, questi sono padre, madre e due figli hai capito? dove minchia li devo andare a mettere? Vabbe vediamo di, dì, di muoverci qua perchè siamo rovinati completamente qua consumati proprio”.

Le difficoltà rappresentate a Gaetano Gucciardi da Calogero Ingarra, nell'individuazione dell'obbiettivo da colpire, venivano, successivamente, comunicate da quest'ultimo a Pucci Salvatore D’Angelo, attraverso "Facebook". L’obiettivo da colpire nel corso di sopralluoghi si era rivelato più difficile del solito con sistemi di sicurezza efficaci e quindi non facilmente attaccabile dice Rino Ingarra: "Sono andato ha vedere l'ospedale. Ha strumenti troppo sofisticati Dammi un Po di tempo ke mi organizzo senza appoggiarmi ad altri specialisti. Purtroppo i dott. X accaparrarsi l'intervento fanno le cose facili gli ospedali visti da me sono troppo sofisticati".

Per Salvatore D’Angelo era uno smacco interrompere un progetto criminoso in corso di realizzazione. Ma da Bologna la risposta di Ingarra non lascia dubbi. “Ho provveduto ad eseguire tre sopralluoghi e che i tre obbiettivi erano a suo parere troppo complicati, 'nn ne vale la pena. Per me possono venire, lo tre visite li ho prenotate. Troppo complicato, nnposso rispondere adesso”.

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